“Hasta la victoria sempre”. L’inno alla vita di Salvatore Pandolfo

Salvatore Pandolfo, nato a Siracusa il 19 febbraio 1965 e venuto a mancare il 14 dicembre 2022, viene ricordato da chi gli ha voluto bene come un uomo intraprendente, leale e rispettoso, profondamente legato ai valori dell’amicizia e della famiglia.

Era un uomo che viveva la vita con passione. Un gran lavoratore, sempre pronto a fare sacrifici per non far mancare nulla alla propria famiglia. Aveva un carattere allegro, una battuta pronta e un modo scherzoso di stare con gli altri, ma sapeva anche farsi rispettare.

Chi lo ha conosciuto racconta di una persona aperta, spontanea e amata da tutti. Era difficile avere nemici, perché Salvatore riusciva sempre a creare legami sinceri con le persone. Difendeva i più deboli e cercava di stare vicino a chi aveva bisogno.

Con l’amore che trasmetteva, nella sua scomparsa erano presenti tutti gli amici, grandi e piccoli, che gli hanno voluto bene e che hanno avuto per lui un pensiero sincero.

Aveva anche i suoi difetti: era molto testardo, “testardo al 100%”, come qualcuno lo ricorda sorridendo oggi. Ma accanto a quella testardaggine c’era soprattutto un’anima buona.

Pochi conoscevano davvero la sua sensibilità. Era un lato che mostrava soprattutto agli amici più intimi e alle persone più vicine a lui.

Tra i ricordi che più restano impressi c’è la sua semplicità: stare seduto al bar a fare amicizia, parlare in tranquillità con le persone e condividere momenti semplici. Era fatto di cuore.

Quando entrava in una stanza portava un’energia pura, solare e casinista. Aveva il dono di alleggerire i momenti pesanti e di trasmettere allegria anche nei giorni difficili.

“L’immagine più forte che porterò sempre con me sono le risate che ci raccontavamo, gli aneddoti dei momenti vissuti insieme, tutte le sue storie, ciò che combinava e quello che era davvero”- L.L.

Nei momenti complicati portava pazienza, sacrificio e costanza, affrontando tutto sempre con il sorriso.

Pur non avendo terminato gli studi superiori, era una persona intelligente, capace e curiosa. Parlava diverse lingue e aveva costruito esperienze importanti anche all’estero.

Ha lavorato come manager nella ristorazione, tra Italia e Norvegia, portando con sé ovunque il suo modo umano e diretto di stare con gli altri.

Amava viaggiare, conoscere il mondo e sentirsi libero. Le motociclette rappresentavano perfettamente il suo spirito: libero, anticonformista e sempre in movimento. Tra le sue passioni c’erano anche il calcio e la Juventus.

Tra i pensieri che più lo rappresentavano c’era una frase che sentiva profondamente sua: “Hasta la victoria siempre”- Ernesto “Che” Guevara. Quasi un piccolo manifesto del suo modo di vivere: libero, ostinato e sempre pronto ad andare avanti nonostante tutto.

Chi gli è stato accanto ricorda soprattutto la semplicità con cui riusciva a rendere speciali anche i momenti più normali. Le sue storie, il suo modo di scherzare e quella capacità di vivere tutto intensamente continuano ancora oggi a far sorridere chi lo ha conosciuto.

Di lui resteranno l’intraprendenza, l’allegria e il rispetto verso gli altri. Ma soprattutto resteranno l’amicizia e la famiglia, che per Salvatore erano sacre.

Chi lo ricorda oggi parla di un uomo dalla mente libera, di un uomo innamorato della vita, che ha girato il mondo mantenendo sempre la capacità di voler bene sinceramente alle persone.

Ma al di là dell’uomo che amici e conoscenti ricordano con affetto, c’era soprattutto Salvatore come padre: presente anche nella distanza, capace di mantenere vivo un legame profondo tra l’Italia e la Norvegia, fatto di amore, attenzioni e vicinanza quotidiana.

La figlia conserva ricordi profondi del rapporto con il padre, fatto di presenza costante, affetto e attenzioni quotidiane nonostante la distanza che per anni li ha separati tra l’Italia e la Norvegia.

Ricorda con particolare emozione un Natale trascorso insieme in Norvegia, uno dei momenti che più le sono rimasti nel cuore: “È stato speciale perché abbiamo potuto fare insieme tante cose che non facevamo da quando viveva qui. Tutto sembrava di nuovo familiare, ed è stato bello ritrovarci come famiglia. Mi faceva sentire amata sapere che aveva affrontato tutto quel viaggio solo per trascorrere il Natale con noi.”

Nel suo ricordo emerge soprattutto la capacità di Salvatore di far sentire vicine le persone che amava, anche a migliaia di chilometri di distanza.

“Mi ha insegnato il valore della lealtà e dell’esserci sempre per le persone che ami. Mi ha fatto capire che l’amore non si misura dalla distanza, ma dall’impegno, dalla presenza e dalla costanza.”

Tra i ricordi più belli custodisce anche il suo ultimo viaggio in Italia, dopo il lungo periodo della pandemia: “Ci siamo divertiti tantissimo. Era passato molto tempo dall’ultima volta che ci eravamo visti e, nel frattempo, ero cresciuta. Abbiamo condiviso momenti nuovi, esperienze che non avevamo mai vissuto prima insieme.”

Nel descrivere il padre, la figlia ricorda soprattutto il suo entusiasmo per la vita: “Viveva ogni giorno fino in fondo e non lasciava che nulla lo fermasse. Era forte, gentile, divertente e premuroso con tutte le persone della sua vita. Amava fare nuove esperienze e scoprire nuovi luoghi.”

Di lui restano le risate, i viaggi, le storie raccontate agli amici e soprattutto la presenza autentica che ha saputo donare alle persone che amava.

Giusy SCATTAMAGNA

Articolo condiviso dal sito web www.siracusanext24.it

Foto reperita dal web

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