Siracusa, la città che il mondo ammira e che noi dobbiamo imparare a conoscere di più

di Claudia GIBILISCO 

Siracusa è una città che il mondo viene a scoprire. Ogni anno migliaia di visitatori arrivano da ogni parte d’Italia e dall’estero per camminare tra le sue strade, ammirare i suoi monumenti, conoscere la sua storia e lasciarsi incantare da Ortigia, dal mare e dalle testimonianze di una città che attraversa millenni di storia.Eppure, proprio noi siracusani, qualche volta rischiamo di dimenticare la straordinaria ricchezza che abbiamo sotto gli occhi.

Siamo talmente abituati alla bellezza che ci circonda da non riuscire più a guardarla davvero.

Passiamo davanti a una chiesa senza fermarci, attraversiamo una piazza senza conoscerne la storia, vediamo un palazzo antico senza domandarci chi lo abbia costruito e quali vicende abbia attraversato. E magari ci capita di incontrare turisti che conoscono più di noi un’opera, un monumento o un angolo della nostra città.

È una domanda che vale la pena porsi: quanto conosciamo davvero Siracusa?

Quando parliamo della nostra città pensiamo subito al Teatro Greco, all’Orecchio di Dionisio, all’Anfiteatro Romano, a Ortigia, al Duomo e al Castello Maniace. Ma Siracusa non è soltanto archeologia e architettura. È anche una città che custodisce opere d’arte di straordinario valore.

Una delle più celebri è certamente il Seppellimento di Santa Lucia di Caravaggio, custodito nella Basilica di Santa Lucia al Sepolcro. Davanti a quella grande tela non siamo semplicemente davanti a un dipinto: siamo davanti a una delle opere più importanti del grande maestro lombardo, realizzata proprio durante il suo soggiorno a Siracusa.

E poi c’è Antonello da Messina, uno dei più grandi pittori del Rinascimento italiano. Nella Galleria Regionale di Palazzo Bellomo è custodita la celebre Annunciazione, un capolavoro che da solo meriterebbe una visita. La delicatezza dello sguardo della Vergine, la luce e la profondità spirituale dell’opera continuano ad affascinare studiosi e visitatori provenienti da tutto il mondo.

Parlare oggi di Antonello assume però un significato ancora più forte. Nei giorni scorsi, mentre a Messina si svolgevano i tradizionali festeggiamenti della Vara dell’Assunta, alcuni ladri hanno trafugato dal Museo Regionale quattro opere attribuite al grande artista: tre tavole del Polittico di San Gregorio e una preziosa tavoletta bifronte. Un episodio che ha profondamente colpito il mondo della cultura e che ci ricorda quanto il patrimonio artistico sia prezioso e fragile.

Questa vicenda dovrebbe farci riflettere anche noi siracusani. Abbiamo la fortuna di custodire nella nostra città un’opera straordinaria di Antonello, ma quanti di noi si sono davvero fermati davanti all’Annunciazione per contemplarla? Spesso il rischio più grande non è soltanto il furto delle opere, ma l’indifferenza di chi passa accanto alla bellezza senza accorgersene.

Perché spesso pensiamo che per conoscere l’arte bisogna viaggiare. Partiamo per Firenze per vedere gli Uffizi, andiamo a Roma per i Musei Vaticani, raggiungiamo Milano per ammirare il Cenacolo. E magari spendiamo tempo e denaro per visitare musei lontani senza aver mai dedicato una giornata intera alla scoperta dei tesori della nostra città.

Siracusa, invece, offre un patrimonio che attraversa epoche diverse: dalla civiltà greca a quella romana, dal cristianesimo delle catacombe al Medioevo, dal Rinascimento al Barocco, fino alle testimonianze artistiche più recenti.

E poi ci sono le chiese.

Entrare in una chiesa di Ortigia significa spesso entrare in un piccolo scrigno d’arte. Dipinti, statue, altari, stucchi, pavimenti, affreschi e dettagli architettonici raccontano la fede e la storia di generazioni di siracusani.

Il Duomo, costruito inglobando l’antico tempio di Atena, è forse il simbolo più evidente di questa straordinaria sovrapposizione di epoche. Greci, cristiani, bizantini, normanni, spagnoli e barocchi hanno lasciato tracce che oggi convivono nello stesso spazio.

È questa la particolare magia di Siracusa: la storia non è chiusa dentro un museo. È nelle nostre strade. È sotto i nostri piedi, sulle facciate dei palazzi, nelle chiese, nelle piazze e persino nei luoghi davanti ai quali passiamo distrattamente ogni giorno.

E forse dovremmo cominciare a guardare la città con gli occhi di un turista. Non per dimenticare di essere siracusani, ma proprio per riscoprire cosa significa esserlo.

Provare, per esempio, a trascorrere una domenica entrando in un museo che non abbiamo mai visitato. Oppure scegliere una chiesa e cercare di conoscerne la storia. Fermarsi davanti a un’opera e domandarsi chi l’ha realizzata, quando e perché.

Potremmo scoprire che dietro una tela, una statua o un edificio ci sono storie di uomini e donne che hanno contribuito a costruire l’identità della nostra città.

E qui entra in gioco anche la responsabilità.

Conoscere il patrimonio significa imparare ad amarlo. E amare significa anche proteggerlo. Il recente furto delle opere di Antonello da Messina ci insegna che un capolavoro non è soltanto un bene materiale: è memoria, identità e appartenenza.

Per questo sarebbe importante avvicinare maggiormente i giovani al patrimonio artistico siracusano. Portarli nei musei, nelle chiese, nei siti archeologici. Raccontare loro le opere non come qualcosa di lontano e riservato agli esperti, ma come una parte della loro stessa storia.

Perché un ragazzo siracusano dovrebbe sapere che nella sua città è custodito un Caravaggio. Dovrebbe conoscere Antonello da Messina, la storia del Duomo, del Teatro Greco, delle Catacombe e dei palazzi di Ortigia. Dovrebbe poter dire con orgoglio: “Questa è la mia città e questa è la storia che mi appartiene.”

Siracusa non ha bisogno soltanto di essere visitata.

Ha bisogno di essere conosciuta anche dai suoi abitanti.

Forse dovremmo imparare a fare un piccolo esercizio: dimenticare per qualche ora di essere cittadini e diventare turisti nella nostra stessa città. Alzare lo sguardo. Entrare in una porta che non abbiamo mai aperto. Fermarci davanti a un dipinto. Ascoltare la storia raccontata da una guida. Guardare con occhi nuovi ciò che abbiamo visto mille volte.

Potremmo scoprire che la Siracusa che pensavamo di conoscere è soltanto una piccola parte di quella reale.

Perché Siracusa non è soltanto una città bella. È una città che custodisce bellezza, arte, fede, memoria e storia.

E forse il vero privilegio di essere siracusani non è soltanto vivere in una città che il mondo viene a visitare.

È avere ogni giorno la possibilità di scoprire che, sotto i nostri occhi, c’è ancora qualcosa che non conosciamo.

La nostra città non ci chiede soltanto di abitarla.

Ci chiede di conoscerla, amarla e custodirla.

Articolo condiviso dal sito web www.siracusanext24.it

Foto reperita dal web

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