Articolo e foto di Claudia GIBILISCO
Una chiesa gremita, l’Arcivescovo Mons. Francesco Lomanto insieme a tanti sacerdoti e una comunità stretta attorno al suo pastore: così la città di Siracusa ha voluto dare l’ultimo saluto a padre Carlo D’Antoni.
La chiesa di Maria Madre della Chiesa, a Bosco Minniti, non è riuscita a contenere l’affetto e la partecipazione di quanti hanno voluto esserci. La comunità di Grottasanta, presente con numerosi fedeli, insieme a tante persone provenienti da diverse parti della città, si è riversata a Bosco Minniti per accompagnare padre Carlo nel suo ultimo viaggio.
È proprio in momenti come questi che ci si accorge, forse più che mai, di quanto una persona abbia seminato nella propria vita. Padre Carlo ha fatto tanto bene, spesso nel silenzio, senza cercare riconoscimenti e talvolta anche affrontando incomprensioni e critiche. Eppure il bene, quello autentico, lascia tracce profonde e prima o poi torna a parlare attraverso le persone che lo hanno ricevuto.
Nell’omelia, l’Arcivescovo Lomanto ha ricordato proprio la particolare attenzione di padre Carlo verso gli ultimi, gli emarginati e quanti vivevano situazioni di difficoltà. Un sacerdote capace di creare occasioni di incontro, di fraternità e di gioia, facendo della comunità uno spazio nel quale nessuno dovesse sentirsi escluso.
Oggi, davanti a quella chiesa gremita, tante storie hanno testimoniato il bene ricevuto.
Con dolore, ma anche con gratitudine, la città dice addio a un caro sacerdote. Ci rimane la sua testimonianza, quella di un uomo che ha scelto di stare accanto a chi aveva più bisogno e di servire il prossimo senza clamore.
E forse è proprio questa la sua eredità più bella: il bene fatto nel silenzio non si perde. Rimane nel cuore di chi lo ha ricevuto e continua a parlare anche quando la voce di chi lo ha compiuto si è ormai spenta.








