“Ho paura che la mamma muoia”: a Siracusa Angelo Di Tommaso commuove la Città con “L’uomo che parlava con il bambino”

Data 9 Ottobre 2026

Un silenzio carico di emozione e lunghi applausi. È stata una presentazione che è andata oltre la presentazione, quella di oggi a Siracusa per il libro “L’uomo che parlava con il bambino” di Angelo Di Tommaso, direttore di Siracusa Next24.

​L’autore ha aperto il suo discorso ufficiale con un ringraziamento sincero alla Città di Siracusa, al Sindaco Francesco Italia e al vice Sindaco Edy Bandiera, per la sensibilità e l’ospitalità in una splendida sala, cornice ideale per questo dialogo.

​Un pensiero speciale è andato a Siracusa Città Educativa, alla dottoressa Rossana Geraci, a Simonetta e ai giovani incontrati, la cui freschezza di sguardo ha restituito senso e futuro alle parole.

​La mia più profonda gratitudine – ha detto Di Tommaso – va a chi ha intessuto la trama di questa serata: la dottoressa Laura Fazzina, che ha moderato l’incontro con il garbo con cui ci ha guidato; i relatori prof.ssa Luciana Formica, il dott. Giuseppe Lonero e don Arturo Grasso, per la densità dei loro interventi; e le lettrici prof.ssa Delia Catania, Antonella Faraci e Nunzia Genovese che con la loro voce hanno dato un corpo e un cuore alle pagine. E ancora Salvatore Bisicchia, prezioso compagno di strada, e Alessandro Calabrò, che ha catturato l’esatta geometria delle nostre emozioni.

​Il cerchio degli affetti si è stretto poi attorno alle radici: un pensiero colmo di luce ai genitori Salvatore e Nunziatina, gratitudine ai figli Nicolò e Rachele, al fratello con sua moglie e ai nipoti, al cugino Micalef. E poi gli amici Antonio Di Chiara, Salvatore Gaglioti, Giovanni Germano e Gaetano Liistro, la Comunità di Belvedere, i colleghi della stampa e i Sindaci dei Comuni limitrofi.
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Al centro del discorso, il cuore del libro: un uomo adulto che si siede accanto al bambino che è stato. Non per insegnare, ma per ritrovarsi e ascoltarsi.

​”Spesso ci convinciamo che la maturità consista nel pianificare il futuro e rafforzare la corazza – ha spiegato l’autore. Ci lasciamo assorbire dall’efficienza e dai ruoli. Ma la voce più profonda ci riconduce all’origine. Ci chiede di andare a cercare il bambino che siamo stati”.

​Un ribaltamento luminoso: l’adulto crede di dover proteggere il piccolo con la sua esperienza, e invece scopre che è il bambino a istruirlo, con la limpidezza del suo sguardo.
​Come quel presepe di cui parla il testo, fatto di pietruzze aspre, muschio umido e casette modeste, dove ogni frammento cerca faticosamente il suo posto. Come le mani del padre saldatore, segnate dalla fatica e rese nere dal lavoro, ma giustamente definite “il pane della famiglia”, e come la madre, donna semplice e silenziosa che rendeva sacro l’ordinario.

​Il momento più intenso quando Di Tommaso ha ricordato la confessione del piccolo Angelo: “Ho paura che un giorno la mamma muoia”. Il grido universale davanti al distacco. La risposta dell’uomo non è una facile consolazione, ma una consegna spirituale: ​“Ama ogni pranzo della domenica, ama ogni Natale, ama perfino i giorni che ti sembrano uguali, perché verrà un tempo in cui daresti qualsiasi cosa per viverne ancora uno”.

​”Il dolore, quando nasce dall’amore, non va rimosso – ha concluso. Va attraversato, custodito come una cicatrice che attesta quanto abbiamo amato. Ma non deve mai irrigidirsi in amarezza. Dobbiamo imparare a perdonare la vita e a riconciliarci con le nostre fragilità”.

​L’augurio finale: custodire lo sguardo puro, non perdere mai la capacità di stupirsi davanti alle piccole cose, e stringere ogni affetto come se fosse, insieme, il primo e l’ultimo della nostra vita.

Articolo condiviso dal sito web www.siracusanext24.it

Foto reperita dal web

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