Venticinque anni di amicizia e un libro che è un ritorno a casa. È stato questo il filo dell’intervento di Salvatore Bisicchia – affetto da SLA – in collegamento alla presentazione de “L’uomo che parlava con il bambino” di Angelo Di Tommaso.
“Grazie per avermi voluto qui. Oggi non presentiamo solo un libro, celebriamo il tuo essere figlio”, ha esordito il testo di Bisicchia con la voce della moglie Delia Catania. Un omaggio diretto a papà Salvatore e mamma Tina, definiti “esempio di integrità, dignità e sacrificio”.
Nel libro, ha raccontato, li si ritrova entrambi: lui, “il gigante silenzioso con le mani nere di lavoro, un supereroe silenzioso”; lei, “una presenza premurosa, una carezza che resta”.
Bisicchia ha ricordato poi l’inizio della loro amicizia, ottobre 2001, da studenti fuorisede sotto lo stesso tetto, uniti dalla devozione per San Sebastiano, e il momento più fragile, quello della malattia, che richiama il capitolo 13 del libro.
Al centro di tutto, il simbolo più caro ad Angelo: il presepe. “Non è un oggetto natalizio. È la porta per rientrare nell’infanzia – ha detto Bisicchia. È lì che il bambino impara che ‘ogni pietra deve trovare il suo posto’. È memoria della madre, è il ponte dove l’uomo incontra il bambino che è stato”.
La chiusura: “Questo non è un racconto, è un abbraccio tra ciò che siamo stati e ciò che siamo diventati. Un libro per chi ha amato, per chi ha perduto e per chi cerca ancora quel bambino dentro di sé”.
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