Commento al Vangelo della domenica: Dio non si arrende e ci invita tutti alla festa dell’amore

Data 10 Ottobre 2026

OMELIA – Mt 22,1-14
“Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”

di don Raffaele APRILE 

Pace e bene a tutti voi!

Fratelli e sorelle carissimi, che Vangelo meraviglioso e allo stesso tempo scomodo è quello di oggi.
Gesù racconta di un Re che prepara le nozze per suo Figlio. Tutto è pronto. La sala è addobbata, i tavoli sono apparecchiati, la musica è pronta. E il Re manda i servi a chiamare gli invitati.
Ma gli invitati non vogliono venire. Chi va al campo, chi ai suoi affari. Addirittura chi uccide i servi.
Vi sembra assurdo? Eppure, fratelli miei, è quello che facciamo anche noi tante volte.

PRIMO PENSIERO: DIO INSISTE.

Il Re del Vangelo è Dio Padre. Il Figlio che si sposa è Gesù. E le nozze sono l’alleanza d’amore tra Dio e noi, che si compie ogni domenica qui sull’Altare, nell’Eucaristia.

La cosa che mi commuove è questa: il Re non si arrende. Gli invitati dicono di no? E Lui manda altri servi. E poi dice una frase che è la rivoluzione del Vangelo:

“Andate ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze” (Mt 22,9).

Tutti. Non i bravi, non i perfetti, non quelli con la fedina pulita. Tutti!
Papa Francesco ce lo ripeteva sempre: la Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c’è posto per tutti. Come ci ricorda Lumen Gentium 9, la Chiesa è il popolo radunato nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Questa parola oggi è per te, che magari ti senti lontano. Che pensi: “Don, io non sono degno, la mia vita è un buio”. Il Vangelo oggi ti dice: il Re ti sta cercando proprio al crocicchio della tua vita, proprio lì dove ti sei perso. Perché oltre il buio, c’è la luce!

SECONDO PENSIERO: L’ABITO NUZIALE.

E qui arriva la parte più difficile. Il Re entra e vede un uomo senza abito nuziale. E lo fa cacciare fuori.
Ma come? Prima hai detto tutti, e ora lo cacci? Sembra contraddittorio.
Sant’Agostino ci aiuta a capire. Diceva: “Qual è l’abito nuziale? La carità. L’amore.” (Discorso 90). Non basta entrare in Chiesa. Non basta dire “io sono credente”.

L’abito nuziale è il cuore cambiato. È la fede che diventa opere. È il perdono dato. È la lingua che smette di mormorare. Come ci ricorda San Giacomo: “La fede senza le opere è morta” (Gc 2,26). Puoi venire a Messa tutte le domeniche, ma se a casa non perdoni tua moglie, tuo marito, tuo figlio… sei entrato senza abito.
Puoi pregare la Madonna delle Lacrime qui a Siracusa, che ha pianto per le nostre conversioni, ma se poi il tuo cuore rimane duro, senza carità… quell’abito non ce l’hai.
La Madonna a Siracusa nel 1953 non ha pianto per emozione. Ha pianto perché vedeva i suoi figli entrare alla festa senza volersi cambiare d’abito. Senza voler amare davvero.

TERZO E ULTIMO PENSIERO: MOLTI CHIAMATI, POCHI ELETTI.

L’ultima frase del Vangelo ci fa tremare: “Molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti” (Mt 22,14).

Non vuol dire che Dio scarta. Vuol dire che noi possiamo scartare Dio.

Dio ti chiama tutti i giorni. Ti chiama attraverso tua moglie, tuo marito, un figlio, una malattia, una gioia, una parola di questo povero prete. Ma sei tu che devi dire sì, e dire sì fino in fondo, mettendoti l’abito.

E qual è questo abito oggi per noi?

Io l’ho scritto nel mio libro “Oltre il buio la luce”: l’abito è lasciarsi amare. È dire: Signore, io non ce la faccio da solo, vestimi Tu.

Fratelli miei, concludo.

Oggi il Signore ci ha apparecchiato la tavola. L’Eucaristia è pronta. La festa sta per cominciare.

Non restiamo fuori per i nostri affari. Non entriamo senza amore.

Entriamo tutti, ma entriamo vestiti di carità. Vestiti di perdono. Vestiti di speranza.

Chiediamolo alla Mamma nostra, la Madonna delle Lacrime. Lei che è la prima invitata alle Nozze, Lei che ha l’abito più bello, più bianco, ci aiuti a mettere anche noi l’abito giusto per incontrare suo Figlio.

Così sia.

Foto dal Web;

Articolo condiviso dal sito web www.siracusanext24.it

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