Nella nostra città la speranza di vita è inferiore a quella di molte grandi città italiane. Servono politiche sociosanitarie più attente ai bisogni degli anziani.
Oggi, Festa dei Nonni, si celebrano persone sempre più importanti nella vita delle famiglie: custodi della memoria, sostegno quotidiano e punto di riferimento per bambini e ragazzi.
In questa giornata – dichiarano i dirigenti dell’Osservatorio Civico Salvo Sorbello, Alberto Leone e Franco Cirillo – ricordiamo che è importante vivere più a lungo, ma soprattutto ampliare la speranza di vita in buona salute. Non conta soltanto aggiungere anni alla vita, ma aggiungere vita agli anni.
In provincia di Siracusa la speranza di vita in buona salute risulta purtroppo inferiore anche alla media nazionale. Pure l’aspettativa di vita, cioè il numero di anni che mediamente una persona può attendersi di vivere, cambia molto a seconda del luogo di nascita, con differenze che arrivano a quasi quattro anni. Chi nasce a Siracusa ha una speranza di vita di 81,6 anni, ben al di sotto di Firenze (84,7), Milano (84,4) e Roma (83,7), per non parlare degli 85 anni di Trento e Bolzano.
Fino a quando sarà accettabile che, in Italia, la fortuna di dove si nasce possa pesare così tanto sulla durata e sulla qualità della vita? E’ la domanda che poniamo ancora una volta alle istituzioni e alla comunità.
Secondo il Rapporto annuale 2026 dell’Istat, l’invecchiamento della popolazione e la diffusione dell’instabilità coniugale hanno contribuito all’aumento delle famiglie composte da una sola persona, oggi oltre un terzo del totale. Vivere da soli – proseguono Cirillo, Leone e Sorbello – non implica necessariamente isolamento: per molti è una scelta o una fase del ciclo di vita, ma con l’avanzare dell’età può diventare un fattore di vulnerabilità. Negli ultimi trent’anni le condizioni di salute degli anziani sono comunque progressivamente migliorate, grazie a generazioni sempre più istruite e orientate a stili di vita salutari. L’invecchiamento comporta tuttavia un aumento delle malattie croniche e della perdita di autonomia, con un impatto maggiore tra le persone con livelli di istruzione più bassi. I dati sulla sopravvivenza confermano i vantaggi per chi vive nelle regioni del Centro-Nord e ha titoli di studio più elevati. Servono quindi, anche a Siracusa, che è stata fortemente penalizzata da scelte che sono state fatte con una visione “cataniacentrica”, politiche sociosanitarie attente ai bisogni delle fasce più fragili, più esposte al rischio di isolamento per l’indebolirsi delle reti familiari.
Aiutiamo la persone anziana a gestire le fragilità e l’isolamento prendendosi cura di sé, con le relazioni, il movimento, le cure sanitarie da parte del Servizio Sanitario Nazionale, nel rispetto dell’articolo 32 della nostra Costituzione che garantisce assistenza universale e gratuita a tutti.
Il confronto tra il finanziamento sanitario e il bisogno potenziale di assistenza, misurato dalla quota di persone con multicronicità, evidenzia – concludono i dirigenti dell’Osservatorio Civico Cirillo, Leone e Sorbello – come le risorse non siano sempre allocate in modo coerente con le condizioni di salute della popolazione residente nelle zone.
A Siracusa oggi vivono comunque 32 ultracentenari, 7 uomini e 25 donne: un patrimonio di storia e di esperienza che la città è chiamata a custodire e a sostenere.
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