Piazza San Domenico, quartiere della Loggia. C’è una facciata barocca del 1726 che domina tutto, un telaio di colonne più imponente di quello della Cattedrale, la colonna dell’Immacolata al centro. È la chiesa di San Domenico, la seconda chiesa di Palermo. E non è solo una chiesa.

Nata alla fine del XIII secolo con i Domenicani, rifatta in stile rinascimentale tra il 1458 e il 1480, poi demolita e ricostruita totalmente nel 1640 dall’architetto Andrea Cirrincione per volere del cardinale Giannettino Doria. Dal 1853, per intuizione del letterato Agostino Gallo, è il Pantheon dei siciliani illustri. Il Famedio della Sicilia.
Qui riposa Giovanni Meli, il poeta. Qui Ruggero Settimo tenne il Parlamento rivoluzionario del 1848. Qui riposano Francesco Crispi, Stanislao Cannizzaro, Giuseppe Pitrè. Qui, il 4 settembre 1982, si sono celebrati i funerali di Carlo Alberto Dalla Chiesa.
In questi giorni, per Le Vie dei Tesori, San Domenico è aperta e affollata. Si entra per gli stucchi, per gli ori, per la storia.
Il direttore di Siracusa Next24, Angelo Di Tommaso, che si trova a Palermo proprio per Le Vie dei Tesori, è entrato per cercare un’altra storia. Non ha guardato la volta. È andato dritto nella navata laterale destra, sesta campata, sotto il monumento funebre di Emerico Amari.
Lì, a terra, c’è una lastra semplice in pietra di Billiemi. Nessun busto, nessun orpello. Un loculo interrato in cemento armato, una pietra chiara sopra. Inciso, solo un nome: GIOVANNI FALCONE.

Dal giugno 2015 il giudice ucciso dalla mafia a Capaci il 23 maggio 1992 non è più nella tomba di famiglia del cimitero di Sant’Orsola. È qui, nel cuore civile della città che ha provato a salvare.
Il direttore Di Tommaso si è fermato a lungo, in raccoglimento, a nome di tutta la redazione.
“Porto con me tutta la redazione di Siracusa Next24. Davanti a un martire non si viene mai da soli”, ha detto. “Falcone è un martire che questo Paese deve ricordare di più. Molto di più di quanto fa”.
“Lo abbiamo trasformato in un santino da esibire il 23 maggio e poi da riporre. Ma Falcone non è un santino. È un martire scomodo, che ancora oggi ci chiede conto. Se lo ricordassimo davvero, tutti i giorni, dovremmo chiederci se abbiamo avuto il coraggio di fare il nostro dovere. Noi che facciamo informazione in Sicilia ce lo chiediamo ogni mattina. Venire qui, a San Domenico, davanti a questa pietra, è il modo per dirgli che la sua lezione è ancora viva e che non lo abbiamo dimenticato”.
Foto reperita dal web








