Il piccolo Salvo (è così che lo chiamano tutti) cresce nella Siracusa degli anni ’80 come ogni bambino del suo tempo: scuola, giochi di strada, serate estive tra vicini di casa e spettacolini tra bimbi per rallegrare le famiglie; sempre circondato dall’affetto dei genitori e delle sorelle Rosy e Cristina.
Durante l’adolescenza Salvo studia alla scuola alberghiera di Siracusa, perfeziona la professione di cameriere e aiuto cuoco con l’affetto della signora Edemia, la signora del ristorante dove lavora da ragazzo “per imparare il mestiere”. Sarà lei la sua mentore e consigliera. “Impara l’arte e mettila da parte” – diceva la signora Edemia, consigliando a Salvo di iscriversi all’Università perché “quello del cameriere non può essere il tuo mestiere”. Salvo si iscrive così all’Università a Catania, frequenta le lezioni e conosce Delia, l’amore più grande e ineguagliabile. Sono anni felici e spensierati fatti di studio, amicizie, lavoro. Arriverà la laurea in Scienze della Comunicazione,la convivenza con Delia, il licenziamento.
Delia è finalmente la moglie di Salvo nel 2016 e insieme, mano nella mano, vivono il presente e costruiscono il loro futuro. Determinanti saranno per Salvo gli anni da insegnante a Jesolo, lavoro che gli darà grandi soddisfazioni poiché rappresenta il coronamento di un sogno di gioventù.
Nel Settembre 2019, a Jesolo, Salvo una domenica esce per andare a comprare un pollo arrosto ma non ci arriverà mai: scendendo per le scale improvvisamente cade, rimanendo per un po’ seduto sul gradino, non essendo in grado di rialzarsi. “Sono cose che capitano”, pensarono Salvo e Delia. “Riposati, vedrai che sarà un po’ di stanchezza” mada quel momento Salvo inizia ad avvertire una strana pesantezza alle gambe intervallata da cadute accidentali e da tempi doppi rispetto al solito per raggiungere la scuola a piedi. Tutto questo non aveva una spiegazione, o forse si: il padre di Salvo, Andrea, era stato malato di Parkinson anni prima. L’eredità paterna era forse arrivata. Inizia così, dal mese di Novembre di quell’anno (2019), tutto il doloroso iter di accertamenti e visite fino alla conferma della diagnosi, il 4 Maggio 2020: SLA, un acronimo quasi sconosciuto. Le domande allora diventano ricorrenti: “perché proprio a me?”,“perché proprio a noi?”.
La malattia avanza inesorabile e culmina, nel Gennaio 2024, con crisi respiratorie e il coma farmacologico. Arriva la risposta: il Signore fa sempre grandi cose e Salvo è testimonedella Misericordia del Padre perché Dio non abbandona i suoi figli.
Oggi Salvo afferma che la malattia è stato il dono del Padre che gli ha aperto nuove strade: è strumento utile agli altri e lo fa con i mezzi di cui dispone. Salvo comunica con gli occhi e racconta a tutti di come la Fede lo abbia salvato e che una nuova vita può esserci per tutti, credenti e no. Quell’acronimo quasi sconosciuto oggi è diventato Solo Lui può Aiutarci!
Salvatore BISICCHIA
Foto reperita dal web








