La valigia dei sogni | Partire da Siracusa, per un giorno poter tornare

di Claudia GIBILISCO 

C’è un momento, nella vita di molti giovani siracusani, in cui una domanda diventa inevitabile: restare o partire? Una domanda che spesso non nasce dal desiderio di lasciare la propria terra, ma dalla necessità di cercare altrove quelle opportunità che a Siracusa sembrano difficili da trovare.

La valigia, per tanti ragazzi, non rappresenta soltanto un viaggio. Dentro ci sono libri, vestiti, sogni, aspettative e, qualche volta, anche la consapevolezza di dover lasciare per un po’ la propria famiglia, gli amici, il mare, le strade conosciute e quella città che, nonostante tutto, continua a essere casa.

C’è chi parte per frequentare l’università, chi per un master, chi per il primo lavoro e chi perché vuole semplicemente mettersi alla prova. Milano, Bologna, Roma, Torino, le città del Nord Europa o altri Paesi diventano nuove destinazioni. All’inizio c’è l’entusiasmo per una nuova esperienza, ma con il tempo può arrivare anche la nostalgia.

Perché partire non significa necessariamente voler andare via da Siracusa. Spesso significa cercare un futuro.

Il problema, allora, non è soltanto chiedersi perché i giovani partano, ma domandarsi che cosa potrebbe convincerli a restare.

Un giovane ha bisogno di poter studiare, lavorare, crescere professionalmente, costruire una famiglia e immaginare il proprio futuro senza sentirsi costretto a scegliere tra le proprie radici e le proprie aspirazioni.

Siracusa possiede risorse straordinarie: il patrimonio archeologico e culturale, il mare, l’ambiente, il turismo, l’enogastronomia, la posizione geografica e una storia che poche città possono vantare. Ma le bellezze di un territorio, da sole, non bastano a trattenere una generazione. Servono opportunità, formazione, innovazione, imprese capaci di investire sui giovani e soprattutto la possibilità di trasformare competenze e idee in lavoro.

Eppure c’è anche un’altra storia che merita di essere raccontata: quella dei giovani che tornano.

Dopo anni trascorsi fuori, alcuni decidono di rientrare. Tornano con una laurea, una specializzazione, esperienze professionali e uno sguardo diverso sulla propria città. Qualcuno apre un’attività, qualcun altro lavora da remoto, altri ancora scelgono di investire nel turismo, nella cultura, nell’artigianato, nella tecnologia o nell’agricoltura.

Sono le cosiddette “valigie di ritorno”. Valigie diverse da quelle della partenza, perché dentro non portano soltanto ricordi: portano competenze, idee e nuove prospettive.

E forse è proprio qui che dovrebbe concentrarsi una riflessione collettiva.

Non possiamo chiedere ai nostri ragazzi di restare semplicemente perché Siracusa è bella. Non basta dire loro che questa è la loro terra, che qui hanno le loro radici e che il mare è quello della loro infanzia. Un giovane ha diritto a sognare e a cercare la propria strada.

Ma una città dovrebbe avere la capacità di dire a quel giovane: se vuoi tornare, qui c’è spazio anche per te.

Il futuro di Siracusa passa inevitabilmente anche da questa sfida. Una città che perde continuamente le proprie energie più giovani rischia di impoverirsi lentamente, non soltanto dal punto di vista demografico, ma anche culturale, professionale e sociale.

Al contrario, una città che riesce a creare condizioni favorevoli può trasformare i propri giovani in una straordinaria risorsa.

Forse allora la domanda non dovrebbe essere soltanto “restare o partire?”. Dovremmo cominciare a chiederci: perché un giovane dovrebbe scegliere Siracusa? E cosa possiamo fare perché possa costruire qui il proprio futuro?

Non possiamo impedire ai ragazzi di partire. E forse non sarebbe nemmeno giusto farlo.

Possiamo però lavorare affinché partire sia una scelta e non una necessità. E affinché, un giorno, chi è partito possa guardare verso casa e pensare che tornare non significa rinunciare ai propri sogni.

Significa, magari, poterli realizzare proprio là dove tutto è cominciato.

Perché una città non vive soltanto dei suoi monumenti, delle sue piazze e delle sue bellezze. Una città vive soprattutto delle persone che la abitano, delle idee che generano e dei giovani che decidono di costruirvi il proprio domani.

E Siracusa, più che trattenere i suoi giovani, dovrebbe riuscire a dare loro un motivo per scegliere di restare. E, quando saranno partiti, un motivo ancora più forte per tornare.

Articolo condiviso dal sito web www.siracusanext24.it

Foto reperita dal web

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