Ci sono pagine che nascono per scavare a fondo e restituire luce. L’uomo che parlava al bambino, l’opera di Angelo Di Tommaso, si presenta come una profonda riflessione sull’anima, un viaggio emozionante attraverso il tempo e la fedeltà ai propri valori originari.
Cronista, editore e direttore di Siracusa Next, Di Tommaso mette da parte il ruolo di testimone del presente per accogliere una dimensione intima e universale al tempo stesso.
Da questo percorso nasce un dialogo intenso, ricco di sensibilità e consapevolezza, tra la maturità dell’adulto e la spontanea purezza dell’infanzia.
Direttore, qual è la scintilla che la spinge a questo confronto interiore?
«La consapevolezza che il tempo non va semplicemente vissuto, ma compreso. Nel quotidiano dell’informazione, l’attualità corre veloce. L’uomo che parlava al bambino nasce dal desiderio di fermarsi e guardarsi dentro. Riascoltare il bambino che siamo stati non è un nostalgico ritorno al passato, ma un atto di profonda consapevolezza. Significa ritrovare le nostre fondamenta per ricordarci da dove siamo partiti e quali valori continuano a dare forma alla nostra vita».
Il bambino che emerge da queste pagine rappresenta una vera e propria guida.
«Sì, perché il bambino interiore possiede una chiarezza limpida e un’autenticità che l’adulto rischia talvolta di offuscare nella routine quotidiana. Ama senza riserve, guarda il mondo con meraviglia e crede nei sogni con forza incrollabile. Ho voluto restituire a quella voce tutta la sua centralità, affinché continui a ispirare e orientare le scelte dell’uomo».
Dal racconto dei fatti quotidiani alla condivisione della propria memoria: che valore ha questo passaggio?
«È il passaggio dal raccontare il mondo esterno all’ascoltare ciò che custodiamo dentro. Il giornalismo documenta ciò che accade attorno a noi; la scrittura personale si occupa di ciò che resta nel tempo. Dopo anni dedicati alle storie degli altri, ho sentito il desiderio autentico di condividere questo percorso, sperando che ogni lettore possa ritrovare tra le pagine un pezzo della propria storia».
Quale messaggio vorrebbe lasciasse questa lettura?
«Vorrei che fosse un invito a ritrovarsi. Questo libro nasce per accendere una riflessione intima e profonda. Se dopo l’ultima pagina chi legge sentirà la voglia di riabbracciare le proprie radici e riascoltare i propri desideri più autentici, allora questo lavoro avrà raggiunto il suo significato più bello».
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