Articolo di Angelo Di Tommaso · 14 Ottobre 2026
di Claudia GIBILISCO
Ancora oggi, quando ripenso a quei momenti, mi sembra quasi di essere lì, tra le vie del quartiere, mentre quell’odore caldo e invitante usciva dalla sua casa e si diffondeva tutt’intorno. Non serviva bussare alla porta per capire che la nonna stava preparando qualcosa di buono. Il profumo arrivava prima di ogni parola, attraversava le strade e sembrava annunciare a tutti che era un giorno speciale.
Era un profumo che conoscevo bene, familiare come la sua voce e rassicurante come la certezza di trovare, entrando in casa, un posto dove sentirsi accolti.
Il forno a legna era il cuore di tutto. La nonna conosceva i suoi tempi, sapeva riconoscere il calore giusto e capire, quasi senza bisogno di misurare, quando la pasta era pronta e quando la scaccia poteva essere infornata. Le sue mani si muovevano con una naturalezza che soltanto l’esperienza e l’amore per ciò che si fa possono insegnare.
Non ricordo soltanto la preparazione, ma soprattutto l’atmosfera che la circondava: i gesti ripetuti tante volte, la cura nella scelta degli ingredienti, l’attenzione con cui ogni cosa veniva sistemata. Erano azioni semplici, forse ordinarie per lei, ma che oggi riconosco come una preziosa eredità.
La scaccia, nella tradizione siciliana, non è mai stata soltanto qualcosa da mangiare. È un piatto che parla delle nostre radici, della cucina di casa, delle famiglie che hanno saputo trasformare ingredienti semplici in qualcosa capace di riunire le persone.
Nella casa di mia nonna, poi, c’era qualcosa in più. Quel profumo che si spargeva per il quartiere sembrava superare le pareti della cucina e diventare un bene condiviso. Era come se la sua scaccia non appartenesse soltanto alla famiglia, ma anche a quel piccolo mondo fatto di vicini, di abitudini e di relazioni che oggi ricordiamo con tanta nostalgia.
Forse è proprio questo che rende certi ricordi così preziosi: il fatto che non siano legati soltanto a un sapore, ma a un intero modo di vivere. A un tempo in cui le cose si facevano senza fretta, in cui si imparava guardando e in cui le ricette non avevano bisogno di essere scritte per essere tramandate.
La nonna non mi ha lasciato soltanto il ricordo della sua scaccia. Mi ha lasciato l’immagine di una tradizione fatta di mani sapienti, di pazienza e di piccoli segreti che passavano da una generazione all’altra. Oggi comprendo quanto valore ci fosse in quei gesti che forse, allora, sembravano semplicemente parte della quotidianità.
E così, quando penso a quella scaccia, non penso soltanto alla pasta, al ripieno o al forno a legna. Penso alla nonna, alla sua casa, al profumo che arrivava da lontano e a quella sensazione di familiarità che rendeva tutto più bello.
Ci sono ricordi che il tempo non riesce a portare via. Rimangono nascosti dentro di noi e basta un odore, un sapore o un gesto familiare per farli riaffiorare, riportandoci per un attimo là dove tutto è cominciato.
La scaccia della nonna è una di queste memorie. È un pezzo della mia storia, una parte delle mie radici e un legame affettivo che continua a vivere attraverso il ricordo.
Per questo desidero condividere con voi anche la ricetta: non soltanto per raccontare una specialità della nostra tradizione siciliana, ma per custodire e trasmettere qualcosa che per me ha un significato molto più profondo.
Perché una ricetta si può scrivere su un foglio, gli ingredienti si possono pesare e il procedimento si può imparare. Ma il profumo di una casa, il calore di un forno a legna e l’amore che una nonna mette in ciò che prepara appartengono a qualcosa che va oltre le parole.
E forse è proprio questo il dono più bello che ci lasciano le persone care: insegnarci che certi sapori non nutrono soltanto il corpo, ma continuano a nutrire i nostri ricordi.
La ricetta della scaccia siciliana
Un sapore della tradizione, per ritrovare nella cucina di oggi un piccolo frammento dei ricordi di ieri.
Per condividere con voi un po’ di questa tradizione, vi propongo una versione della scaccia siciliana con pomodoro, cipolla e formaggio. È una preparazione semplice, che richiede tempo e cura, proprio come quelle ricette di una volta che si imparavano osservando le mani delle nostre nonne.
Ogni famiglia ha la propria variante, con ingredienti e piccoli segreti tramandati nel tempo. Questa è la versione che desidero proporvi, con il desiderio di farvi ritrovare, attraverso il profumo e il sapore, un po’ del calore della cucina di casa.
Ingredienti
Per l’impasto
– 500 g di farina di semola rimacinata
– 300 ml circa di acqua tiepida
– 10 g di lievito di birra fresco
– 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
– 10 g di sale
Per il ripieno
– 500 g di passata di pomodoro
– 1 cipolla grande
– 250 g di caciocavallo o primo sale
– Olio extravergine d’oliva q.b.
– Sale e pepe q.b.
– Basilico, se gradito
Procedimento
1. Preparare l’impasto
Sciogliete il lievito nell’acqua tiepida. Disponete la farina in una ciotola capiente e aggiungete gradualmente l’acqua, cominciando a impastare. Unite l’olio extravergine d’oliva e, per ultimo, il sale.
Lavorate l’impasto con energia e pazienza fino a ottenere una consistenza morbida, liscia ed elastica. Copritelo con un canovaccio e lasciatelo lievitare in un luogo riparato per circa due ore, o fino al raddoppio del volume.
2. Preparare il ripieno
Affettate finemente la cipolla e fatela appassire in una padella con un filo d’olio. Aggiungete la passata di pomodoro, regolate di sale e pepe e lasciate cuocere a fuoco dolce fino a ottenere un sugo saporito e non troppo liquido.
Lasciate raffreddare il sugo e tagliate il formaggio a fettine sottili o a piccoli pezzi.
3. Stendere la pasta
Dividete l’impasto in due parti, se desiderate preparare due scacce. Sul piano di lavoro leggermente infarinato, stendete la pasta con il mattarello fino a ottenere una sfoglia sottile, possibilmente rettangolare.
4. Farcire e ripiegare
Distribuite sulla sfoglia uno strato di sugo ormai freddo e aggiungete il formaggio. Ripiegate i lembi laterali verso il centro e poi chiudete la pasta su se stessa, formando un involucro ben sigillato.
Trasferite la scaccia su una teglia leggermente oliata, spennellate la superficie con un filo d’olio e praticate qualche piccolo foro con una forchetta per permettere al vapore di fuoriuscire durante la cottura.
5. Cuocere la scaccia
Preriscaldate il forno statico a 200 °C e cuocete per circa 30-40 minuti, controllando che la superficie diventi dorata e croccante.
Nel forno a legna, come quello che ricordo dalla casa di mia nonna, la cottura richiedeva un’attenzione particolare. Era l’esperienza a suggerire quando il calore fosse quello giusto e quando fosse arrivato il momento di sfornare la scaccia.
6. Lasciare riposare e servire
Una volta cotta, lasciate riposare la scaccia per qualche minuto prima di tagliarla. Servitela tiepida oppure a temperatura ambiente, quando i sapori si saranno ben amalgamati.
Il sapore dei ricordi
Preparare una scaccia significa anche concedersi il tempo di riscoprire gesti antichi, di sentire il profumo della pasta che cuoce e di ritrovare, almeno con la fantasia, quell’atmosfera familiare che rendeva speciale la cucina delle nostre nonne.
La ricetta che vi propongo è un modo per mantenere viva questa tradizione e per condividere un ricordo che porto nel cuore.
Perché, in fondo, il valore di certi piatti non si misura soltanto negli ingredienti o nella bontà del risultato. Si misura nelle emozioni che sanno risvegliare, nelle persone che ci fanno ricordare e nei legami che continuano a vivere attraverso le cose più semplici.
La scaccia della mia nonna resterà sempre molto più di una ricetta: sarà il profumo della mia infanzia, il calore di una casa e una parte di me che il tempo non potrà cancellare.








