Commento al Vangelo della Domenica | La moneta ha l’immagine di Cesare, tu hai l’immagine di Dio

Data 17 Ottobre 2026

di don Raffaele APRILE 

Fratelli e sorelle,
il Vangelo di oggi è una trappola. Letteralmente.

I farisei, che odiavano i romani, e gli erodiani, che erano amici dei romani, si mettono d’accordo per far cadere Gesù. Se dice “pagate le tasse a Cesare”, il popolo lo odierà. Se dice “non pagatele”, i romani lo arresteranno.

A Gesù fanno una domanda maliziosa, ma Gesù non risponde alla malizia, risponde al cuore. E ci consegna una delle frasi più rivoluzionarie della storia: “Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”.

Per capirla bene, dobbiamo guardare le letture di oggi.

Isaia 45,1-6: Dio dice di Ciro, un re pagano persiano: “Io ti ho preso per la destra”.
Ciro non conosceva Dio, eppure Dio lo usa per liberare Israele.

Cosa ci dice? Che Dio è Signore della storia, anche quando la storia sembra in mano ai potenti. Cesare, oggi diremmo lo Stato, la politica, l’economia, ha un suo potere, ma non è l’ultimo potere.

Questo ci libera da due tentazioni opposte:
La tentazione di pensare che la politica salvi il mondo – non è così.
La tentazione di disinteressarci del mondo – nemmeno questo è cristiano.

Cesare esiste, e va rispettato.
Gesù chiede: “Di chi è questa immagine sull moneta?”
“Di Cesare”.
Allora rendetegliela.

Ma qui c’è il colpo di genio di Gesù. Quella moneta ha l’immagine di Cesare. Ma dove è impressa l’immagine di Dio?

In Gen 1,27: “Dio creò l’uomo a sua immagine”.

La moneta porta l’immagine di Cesare e torna a Cesare.
L’uomo porta l’immagine di Dio e deve tornare a Dio!

Allora cosa è di Cesare? Le tasse, l’ordine pubblico, le strade, l’ospedale, la scuola. Come dice San Paolo in Rm 13,7: “Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi il tributo, il tributo”.

E cosa è di Dio? TUTTO il resto. Anzi, tutto l’uomo. Non siamo a metà tra Dio e Cesare. Siamo interamente di Dio. E proprio perché siamo di Dio, sappiamo essere buoni cittadini.
Lo dice benissimo il Catechismo al n. 2242: “Il cittadino è tenuto a collaborare con l’autorità civile al bene della società… ma non deve seguire le prescrizioni se sono contrarie alle esigenze dell’ordine morale”.

Sant’Agostino diceva: “Se Dio è al primo posto, tutto il resto è al suo posto. Se Dio non è al primo posto, tutto è fuori posto”.

Rendere a Dio quello che è di Dio significa:
– La mia coscienza: non la vendo per un posto di lavoro, per un voto.
– La mia domenica: non è di Cesare, è di Dio. È il giorno del Signore.
– La mia famiglia: i figli non sono dello Stato, sono di Dio affidati a noi. Noi li educhiamo “alla scuola della Sacra Famiglia”, come scrivo nel mio libro.
– La mia preghiera: come ci ha ricordato Papa Francesco, senza preghiera diventiamo schiavi di Cesare.
Fratelli, oggi Cesare ha molti volti.
È il Cesare dell’opinione pubblica che ci dice: “fatti i fatti tuoi”.
È il Cesare dei social che ci vuole tutti uguali, tutti arrabbiati.
È il Cesare del denaro che ci dice: “valgo solo se produco”.

A tutti questi Cesari diamo il giusto, ma non l’anima. L’anima è di Dio.

E qui c’è la seconda lettura di oggi, 1Ts 1,1-5: Paolo loda i Tessalonicesi per le tre virtù: fede operosa, carità faticosa, speranza costante. Ecco cosa rende a Dio un cristiano che vive nel mondo di Cesare.

La fede operosa sul lavoro, la carità faticosa in famiglia, la speranza costante nella prova.

Non evadiamo dal mondo. Lo abitiamo da figli di Dio.

Allora oggi, uscendo da qui, portiamoci questa domanda: io, a chi sto dando la mia vita?

Se sulla moneta c’è Cesare, sul mio cuore c’è l’immagine di chi?

Che la Madonna delle Lacrime, che a Siracusa ha pianto per i suoi figli, ci aiuti a non piangere più per Cesare, ma a sorridere perché siamo di Dio.

E così sia.

Foto dal Web;

Articolo condiviso dal sito web www.siracusanext24.it

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