Le ha viste con i suoi occhi, le ha toccate, restaurate, salvate dall’oblio. Sono le reliquie più intime di Santa Lucia: il velo, la veste e le scarpe che Giorgio Maniace lasciò a Siracusa nel 1038. A raccontarle in esclusiva a Siracusa Next24 è il prof. Tanino Golino, negli anni ’90 consulente artistico della Deputazione della Cappella di Santa Lucia per volere dell’allora Arcivescovo Mons. Giuseppe Costanzo e di Mons. Giuseppe Caracciolo, responsabile spirituale della Deputazione.
Era il 1991 quando Golino firmò il restauro e la prima esposizione permanente di quei tessuti sacri. Un intervento storico.
“Quelle vesti erano ridotte in condizioni precarie, conservate senza una adeguata protezione. Le abbiamo restaurate e finalmente esposte in modo permanente, restituendole alla venerazione della città” – ricorda Golino al nostro direttore Angelo Di Tommaso.
Ma oggi, a 34 anni di distanza, lancia un appello che è anche un allarme: serve una vera tutela.
“Il restauro non basta una volta per sempre. Velo, veste e scarpe hanno quasi mille anni. Hanno bisogno di una teca climatizzata, di controllo di umidità, di luce, di polveri. La tutela è un atto di fede continuo, non un evento. Se non interveniamo ora, rischiamo di perdere ciò che Maniace ci ha lasciato”.
L’altro grande lavoro è quello che più emoziona i siracusani: la ricostruzione del vero volto di Santa Lucia partendo dal sacro teschio custodito a Venezia.
Non un dipinto idealizzato, ma uno studio antropometrico e artistico sul cranio della Martire per ridarle le sue sembianze reali. Un volto di una ragazza siracusana di vent’anni.
“Ho voluto ridare a Lucia il volto di donna, non solo di Santa. Guardare quel volto ricostruito dal teschio di Venezia significa capire che era una di noi”.
Un patrimonio doppio, quello che Golino ha consegnato a Siracusa: il volto e le vesti. E che oggi chiede di essere protetto.
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