Fine vita in Veneto, l’AMCI: “Suicidio assistito, una sconfitta per medicina, politica e famiglia”

Data 3 Settembre 2026

I medici cattolici denunciano l’approvazione della legge sul suicidio assistito nel Consiglio Regionale del Veneto: “Sconfitta per le istituzioni e per la famiglia. Ora si garantiscano cure palliative, vicinanza e obiezione di coscienza”.

L’approvazione da parte del Consiglio Regionale del Veneto della legge che regolamenta le procedure per il suicidio assistito suscita forte sdegno, profonda preoccupazione e ferma condanna da parte del mondo medico e della società civile.

Durissima la presa di posizione dell’Associazione Medici Cattolici Italiani (AMCI) che definisce il provvedimento come un grave arretramento per la missione stessa della professione medica e per la tenuta del sistema sociale.

“L’AMCI apprende con profonda preoccupazione l’approvazione della legge sul suicidio assistito, che segue quanto già avvenuto in Lombardia”, dichiara *Stefano Ojetti, Presidente Nazionale dell’AMCI*. “Rileviamo ancora una volta la deriva delle Regioni che scelgono di affrontare un tema complesso e delicato come quello del fine vita affidando al Sistema Sanitario Regionale l’onere di accompagnare alla morte, anziché incentivare la vita attraverso l’allocazione di risorse economiche e assistenziali. Risorse fondamentali per non far sentire solo e abbandonato chi, pur desiderando vivere, si trova impossibilitato a farlo per mancanza di sostegni adeguati”.

Ojetti sottolinea la gravità del messaggio culturale e sanitario che deriva da questo voto: “Non si è consumata una vittoria di civiltà, quanto piuttosto una sonora sconfitta della medicina, della politica e della famiglia, che non hanno saputo assolvere al compito fondamentale di offrire un’assistenza adeguata. Un’assistenza che avrebbe evitato di spingere chi soffre a chiedere l’interruzione della propria esistenza”.

L’AMCI rilancia con forza il proprio impegno sul campo per sviluppare una reale cultura della prossimità, investendo su cure palliative che la scienza offre per eliminare il dolore senza cedere ad alcuna forma di accanimento terapeutico. È fondamentale restituire centralità alla vicinanza umana e al sostegno affettivo, affinché nessuna diagnosi infausta si trasformi in una condanna alla solitudine.

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