Domani la Giornata dei nonni e degli anziani voluta dal Papa, che nel suo messaggio riporta le parole del profeta Isaia: “Io invece non ti dimenticherò mai”.
E’ l’occasione – dichiara Salvo Sorbello, presidente del Forum delle Associazioni Familiari della provincia di Siracusa – per riflettere sulla condizione degli anziani, in una fase storica nella quale la piramide dell’età ha una base che si restringe sempre più a causa della diminuzione delle nascite e del progressivo crescere del numero degli anziani.
Dobbiamo renderci conto di quale sia l’evoluzione demografica a casa nostra. Il 25 per cento della popolazione della nostra provincia ha più di 65 anni e per ogni minore di 14 anni ci sono due anziani.
A Siracusa città la situazione è ancora più rilevante: gli ultra65enni sono 29mila, per diventare 31mila tra quattro anni e 36mila nel 2040, quando i minori di 14 anni saranno soltanto 7mila circa (attualmente sono 10mila). Secondo l’Istat – prosegue Salvo Sorbello – quasi il 40 per cento dei nuclei familiari è formato da una persona sola ed è possibile affermare che tra gli ultra75enni residenti, sono davvero tanti quelli che vivono da soli. In troppi appartamenti, anche in questa estate bollente, si consuma il dramma silenzioso della solitudine.
Almeno una persona su tre attraversa quindi la vecchiaia senza qualcuno accanto ogni giorno ed ha ragione il Papa quando afferma che “la nostra società allunga la vita ma restringe gli spazi di partecipazione”.
Serve quindi – secondo Salvo Sorbello – un impegno serio e costante dei Comuni e dell’Asp. Tenere sguardi e cuori aperti e una presenza del volontariato può far crescere in ogni quartiere delle piccole reti, che rafforzino i legami o ne creino di nuovi, perché nessuno resti da solo, perché gli anziani isolati, anche a causa di una cerchia familiare che si è assottigliata, siano coinvolti in una rete solidale di prossimità. Per tradurre in pratica quel “non ti dimenticherò mai”!
Viviamo in una società che corre velocemente, dove vale l’istantaneità dei social network. Proprio in questo contesto assume ancora maggiore rilevanza il rapporto con la terza età, che può valorizzare l’importanza dell’attesa, della lentezza, della resilienza e che aiuta gli anziani ad evitare l’isolamento sociale, vero dramma dei nostri giorni. In tal modo si protegge e si rafforza anzi l’identità di una comunità, il cui futuro è così fondato sulle solide radici del passato. Una comunità senza memoria perde i propri punti di riferimento valoriali e culturali.
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