Il simulacro argenteo di Santa Lucia del Rizzo, “la più bell’opera che sia in Italia”

​Nessuna immagine riesce a catturare l’essenza dell’identità siracusana quanto il simulacro argenteo di Santa Lucia.

​Il simulacro, una splendida statua a grandezza naturale (alta 1,57 metri) in argento sbalzato e cesellato, è un capolavoro assoluto dell’arte orafa siciliana del Rinascimento.

Fu commissionato nel 1598 e completato nel 1599 dall’artista palermitano Pietro Rizzo, che firmò la sua opera alla base della veste. Il Rizzo, formatosi alla scuola dei Gagini, realizzò un’opera che il Senato Siracusano definì orgogliosamente come “la più bell’opera che sia in Italia”.

​Raffigura la santa martire siracusana, vissuta e morta nel IV secolo durante le persecuzioni di Diocleziano, come una regina trionfante. Indossa una corona gemmata e regge nella mano destra un vassoio d’argento con i suoi stessi occhi, attributo iconografico che rimanda al martirio, mentre nella sinistra stringe una palma d’oro, simbolo di vittoria e fede incrollabile. La sua veste è un prodigio di cesello che simula un prezioso broccato, catturando e amplificando la luce, sia quella morbida del mattino che quella intensa del tramonto.

​La statua non è sola nel suo splendore, poggia su una complessa “cassa”, anch’essa interamente rivestita in argento cesellato e sbalzato. Questa struttura non è solo un supporto: è una narrazione visiva. Fu progettata come un’urna reliquiaria e arricchita nel corso dei secoli da altri artisti.

​La cassa raffigura sei pannelli con scene della vita e del martirio di Santa Lucia, tra cui spicca, sul frontale, una trasposizione in bassorilievo del celebre dipinto “Il Seppellimento di Santa Lucia” del Caravaggio (1608). Agli angoli, otto statuine di vescovi e serafini vegliano sulla santa. La base è sorretta da quattro aquile coronate, simbolo della città di Siracusa. Tutto il fercolo è decorato con fiori e vasi d’argento, facendo del simulacro, quando è in processione, un altare mobile di luce e devozione che “cammina” tra la sua gente.

​Guardare questo simulacro significa entrare in contatto diretto con la storia profonda di Siracusa. È un patrimonio che va oltre la religione: è un simbolo di continuità silenziosa, un equilibrio raro tra la maestria umana e l’identità spirituale.

Come il mare che abbraccia Ortigia, la presenza argentea di Lucia è costante e potentissima, capace di unire i siracusani di oggi a quelli di ieri, in un trionfo di bellezza che non sbiadisce col tempo.

Foto dal Web;

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