In 3 punti, il bilancio amaro di questo lungo weekend siciliano: scaffali vuoti, carrelli mezzi pieni e file ai distributori

Data 20 Ottobre 2026

Dal 16 al 20 ottobre – scattato a mezzanotte del 15 e in scadenza alla mezzanotte di oggi, 20 ottobre – gli autotrasportatori aderenti al Comitato Trasportatori Siciliani (Cts) sono rimasti fermi nei piazzali. Non blocchi stradali, ma fermo totale: i mezzi non ritirano i carichi e non scaricano le navi a Tremestieri e San Gregorio.

Cosa chiedono: una riduzione del costo del carburante di 30-40 centesimi al litro e un intervento sui costi dei collegamenti marittimi. Alla base della protesta c’è un gasolio che in autostrada sfiora i 2,30 euro al litro e contributi del “Sea Modal Shift” non ancora erogati.

Il bilancio in tre punti:

1. Frutta e verdura, l’emergenza più visibile. Sono i reparti “freschissimi” a crollare per primi. Nei supermercati di Agrigento, Catania, Trapani, Messina, Palermo, Siracusa e Ragusa si segnalano banchi vuoti di frutta, verdura, carne, latte e latticini. Non possono essere coperti con le scorte: servono consegne quotidiane da breve distanza. Il Cts ha annunciato in queste ore una tregua per far passare ortofrutta e uva per evitare che marcisca, ma resta tensione.

2. Corsa all’acquisto. L’incertezza sui tempi di ripresa ha scatenato l’accaparramento. “I carrelli restano vuoti o si riempiono solo in parte”. Ad Agrigento e nel Trapanese la situazione è stata peggiorata proprio dalla corsa alla spesa.

3. Benzina e diesel. Nessun black-out totale, ma segnalazioni di rifornimenti a singhiozzo e distributori presi d’assalto, soprattutto nel Catanese e Messinese. Il cuore della protesta resta il caro-carburanti.

È una protesta che ha superato la Sicilia: effetti a catena in Calabria, Puglia e Campania, con scaffali al 50% e frutta e verdura non arrivate. Federconsumatori parla di ragioni condivisibili ma chiede responsabilità.

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