La Chiesa di Santa Maria della Consolazione a Belvedere di Siracusa non è solo un luogo di culto, ma un custode millenario della storia locale, profondamente legato alle vicende dell’antico complesso agostiniano. La struttura, che ancora oggi richiama la spiritualità e la memoria dei secoli passati, nasconde tra le sue fondamenta il segreto di una cripta che racconta l’evoluzione della comunità sin dal XVII secolo.
Le tracce documentali di questo legame sono incise nei registri storici che la parrocchia conserva con cura. Il Liber defunctorum (1674 – 1727) riporta fatti di cronaca che confermano il ruolo della chiesa come fulcro della vita comunitaria: tra il 23 agosto 1704 e il 23 gennaio 1719, quattro abitanti di Belvedere, tragicamente scomparsi, furono sepolti proprio all’interno del sacro edificio.
Ancora più antica è la testimonianza contenuta nel libro dei morti 1630-1674, dove si legge il primo atto di sepoltura registrato il 27 febbraio 1630. In quel documento, firmato dal curatore della parrocchia Fra Agostino – figura che richiama l’importante eredità dell’ordine agostiniano che storicamente ha permeato la vita religiosa di questi luoghi – la chiesa viene definita “Matrice et Parrocchiale subtitulo s.te Marie Consolationi”.
La chiesa non fu solo il luogo di riposo per i fedeli locali, ma divenne la dimora eterna anche per le famiglie che hanno segnato la storia siciliana, come i Bonanno. Dalla fine del Seicento, diversi membri di questa casata scelsero di essere tumulati nella “loro terra”, come dimostra il trasporto delle salme di Vincenzo Bonanno Nava e Giuseppe Bonanno Mugnos da Siracusa fino alla chiesa di Santa Maria della Consolazione.
Questi sepolcri nobiliari, unitamente alle sepolture del popolo, confermano come la struttura abbia rappresentato per secoli il punto di riferimento identitario e spirituale di un territorio che ha saputo, nell’ombra della sua cripta, conservare intatta la memoria di chi lo ha vissuto e amato.
La chiesa, consacrata il 10 Settembre 1967, nel corso dei secoli ha subito diversi rimaneggiamenti tra cui uno particolarmente importante intorno agli anni settanta dopo il Concilio Vaticano II. A seguito di questo intervento l’altare maggiore venne appoggiato sulla parete dell’abside e in questo contesto venne murata una porta che conduce alla cripta.
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