Cosa rende davvero “sicura” una città? È questa la domanda che Zappulla, esponente del PD siracusano, pone all’Amministrazione comunale all’indomani degli ultimi fatti di cronaca che hanno scosso il capoluogo. Per Zappulla, la risposta non può ridursi al semplice conteggio delle pattuglie in strada, ma richiede una visione molto più ampia e profonda.
Secondo l’esponente del Partito Democratico, Siracusa è ancora lontana dagli standard di una città sicura. «Una città sicura è una città illuminata, curata, piacevole da abitare», spiega Zappulla, sottolineando come il decoro urbano e la qualità dei servizi siano i primi veri presidi contro l’illegalità. La tesi è chiara: dove c’è abbandono e buio, la prepotenza prende il sopravvento; dove c’è cura, nasce il rispetto per il bene comune.
Il ragionamento si sposta poi sul piano sociale. Zappulla invita l’Amministrazione a interrogarsi sulle cause profonde del disagio: «Bisogna guardare alla povertà e non abbandonare le persone fragili». Una comunità è sicura se investe sul potere d’acquisto dei cittadini, se garantisce la sicurezza sul lavoro e se permette a ogni donna di camminare tranquilla per strada, senza sentirsi minacciata o isolata nei quartieri periferici.
L’appello finale è un invito a cambiare rotta per evitare di “guardare il dito e non la luna”. La repressione, sebbene necessaria, viene definita una risposta “insufficiente” se non accompagnata dalla costruzione di una cultura della sicurezza.
«Serve una presenza costante delle istituzioni non solo con le divise, ma nelle scuole, nel lavoro e negli spazi pubblici», conclude Zappulla. Solo ripartendo dalla coesione della comunità e dalla fiducia dei cittadini Siracusa potrà davvero dirsi una città sicura.
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