Siracusa si è raccolta in Piazza Duomo per la festa del patrocinio di Santa Lucia 2026, in un clima di devozione ma anche di profonda riflessione. Durante la solenne processione, l’Arcivescovo Francesco Lomanto ha rivolto alla comunità un discorso intenso e toccante, segnato da parole di speranza ma anche da un forte richiamo alle responsabilità collettive.
Nel suo intervento, l’Arcivescovo ha sottolineato come il nostro tempo sia attraversato da difficoltà che mettono a dura prova la convivenza civile e il benessere sociale.
Particolare attenzione è stata dedicata al disagio giovanile, definito come una delle ferite più dolorose della società contemporanea.
Lomanto ha espresso vicinanza alle famiglie colpite dalla perdita dei figli, ricordando che anche nei momenti più bui la speranza non può essere spenta.
«La morte non ha l’ultima parola», ha affermato con forza, richiamando il messaggio cristiano della resurrezione e della vittoria della vita sul peccato. Un passaggio che ha invitato tutti – credenti e cittadini – a interrogarsi sulle proprie responsabilità: «Ciò che accade anche a uno dei nostri giovani è responsabilità di tutti».
Nel cuore del suo messaggio, l’Arcivescovo ha evidenziato la difficoltà di comunicazione tra le generazioni, spesso segnata da incomprensioni e silenzi che nascondono vere e proprie richieste d’aiuto. Ha inoltre denunciato il ruolo invasivo dei social media, descritti come “sabbie mobili” che rischiano di sostituire le relazioni autentiche, favorendo isolamento e fragilità.
Da qui l’urgenza di un’inversione di rotta: accompagnare i giovani alla scoperta di valori solidi come la verità, la lealtà, il sacrificio responsabile e la carità. Valori che, secondo Lomanto, sono fondamentali per costruire relazioni sane e una società più giusta.
La figura di Santa Lucia è stata indicata come guida e modello di coraggio, fede e solidarietà. La festa patronale diventa così non solo momento di celebrazione, ma anche occasione per rinnovare l’impegno civile e spirituale.
«Questo è il tempo della comunione e della responsabilità condivisa», ha ribadito l’Arcivescovo, invitando tutti a contribuire attivamente al bene comune.
Il discorso si è concluso con una preghiera corale alla Patrona, affinché doni “occhi nuovi” per riconoscere i bisogni degli altri e la forza per camminare insieme nella carità e nella speranza.
La celebrazione di Santa Lucia si conferma così cuore pulsante della vita siracusana: un momento in cui fede, tradizione e impegno sociale si intrecciano per guardare con fiducia al futuro.
Angelo DI TOMMASO
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