Tra il profumo di salsedine e la pietra arsa dal sole di Siracusa si nasconde la vicenda profonda e tormentata di Adelaide Di Mauro, una donna capace di attraversare l’esistenza in tutte le sue forme più estreme: la giovinezza, il matrimonio, il dolore lacerante della perdita e, infine, l’estasi spirituale.
Nata il 5 luglio 1890, Adelaide visse una prima parte di vita segnata dai doveri familiari e dalle tragedie dell’epoca. Nel 1910 andò in sposa a Giuseppe Cortada, un’unione arrivata per insistenza della famiglia. La maternità le donò tre figli, ma la sorte fu crudele: due di loro morirono in tenera età. Pochi anni dopo, nel 1919, l’epidemia di febbre spagnola le strappò anche il marito, lasciandola vedova e sola a soli 29 anni.
Fu a quel punto che la sua esistenza cambiò rotta in modo radicale. Spinta da una vocazione irresistibile verso il silenzio e la preghiera, Adelaide divenne terziaria francescana e scelse la via dell’eremitismo. Nella zona di Grottasanta cercò rifugio all’interno di una grotta spoglia: dormiva sulla nuda terra, si nutriva del minimo indispensabile e trasformò quel luogo oscuro in un santuario personale. Fu lì che la comunità locale iniziò a parlare di lei, divisi tra chi la riteneva una figura sacra e chi la definiva stravagante.
Nel 1924 decise di compiere il passo definitivo entrando nel Monastero di Santa Chiara alla Giostra, a Messina. L’anno seguente prese i voti con il nome di Suor Chiara Francesca di Gesù Agonizzante. Il percorso conventuale fu tuttavia complesso e costellato di incomprensioni, tanto da costringerla a far ritorno a Siracusa nel 1929.
Intorno alla sua figura andarono ad addensarsi le testimonianze di eventi straordinari.
Esperienze mistiche e visioni: I biografi del tempo e le cronache religiose riportano frequenti episodi di estasi.
Fenomeni inspiegabili: Gli archivi dei Frati Cappuccini e dell’Arcidiocesi custodiscono documenti che parlano di stimate e guarigioni ritenute prodigiose.
Suor Chiara si spense il 13 settembre 1932, a soli 42 anni, provata dalle penitenze e da una vita spesa interamente nel dono di sé. Oggi le sue spoglie riposano nella cappella di Santa Rita, all’interno della chiesa dei Cappuccini a Siracusa, e sebbene la sua causa di beatificazione avviata nel 1983 si sia poi arrestata, il fascino della sua memoria resta intatto: quello di una donna che ha saputo trasformare il dolore del mondo in una ricerca luminosa dell’assoluto.
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