“Anche la plastica si rompe”, con questo slogan gli studenti universitari hanno avviato una campagna importante, rivolta alla città e all’Università, per denunciare le difficoltà che quotidianamente incontrano nel loro percorso di studi.
Una mobilitazione che merita attenzione perché pone una questione ben più ampia delle condizioni delle aule universitarie. Il problema riguarda complessivamente la capacità di Siracusa di accogliere una comunità studentesca e di garantire le condizioni necessarie per vivere pienamente l’esperienza universitaria.
Mancano: luoghi adeguati in cui studiare, soluzioni abitative accessibili, una mensa universitaria, un sistema di trasporto urbano agevolato e, soprattutto, manca una rete integrata di servizi capace di rendere Siracusa una vera città universitaria.
Ho volutamente atteso qualche giorno prima di intervenire, perché ritenevo giusto lasciare agli studenti lo spazio e la centralità che meritano in questa mobilitazione. Sono loro a vivere quotidianamente queste difficoltà ed è importante che la loro voce venga ascoltata direttamente dalle istituzioni.
Il problema politico, tuttavia, è ormai evidente: Siracusa continua a comportarsi come una città che non vuole essere universitaria. Chi ha amministrato in questi anni si è illuso che fosse sufficiente trasferire i corsi di laurea per costruire una realtà universitaria, senza accompagnare questa scelta con una strategia condivisa con l’Ateneo e con una programmazione dei servizi necessari.
L’Università rappresenta una straordinaria opportunità di crescita culturale e sociale per Siracusa. Ma questa opportunità rischia di essere compromessa se la presenza degli studenti continua a essere considerata una questione marginale nelle politiche cittadine.
Nel corso della mia esperienza come componente del Senato accademico e vicepresidente del Consiglio nazionale degli studenti universitari ho più volte richiamato l’attenzione sulle difficoltà delle sedi universitarie decentrate, troppo spesso penalizzate dalla distanza rispetto alle sedi centrali e dalla carenza di servizi dedicati agli studenti.
Conosco bene queste problematiche e proprio per questo ritengo particolarmente allarmante la situazione che oggi si registra a Siracusa. Le difficoltà denunciate dagli studenti sono il risultato di criticità che si trascinano da anni e sulle quali sarebbe stato necessario intervenire con una programmazione adeguata.
Chiedo al Sindaco di Siracusa di incontrare tempestivamente le rappresentanze studentesche e di avviare, insieme al Rettore dell’Università di Catania, un confronto operativo che porti entro la fine dell’anno all’individuazione di soluzioni concrete, con impegni precisi e tempi di attuazione definiti.
Occorre partire dalle esigenze immediate degli studenti programmando interventi realizzabili nel breve periodo, per poi agire con lungimiranza individuando e contemporaneamente sviluppando un sistema strutturale di servizi universitari.
Siracusa deve decidere quale ruolo intende attribuire all’Università oggi e domani, per dare risposte alle odierne proteste ma anche ai tanti giovani che in futuro potrebbero scegliere di studiare nella nostra città in cerca di opportunità che, allo stato attuale, non troverebbero.
La plastica, anche estremamente modellabile, alla lunga si rompe. Gli studenti hanno fatto la loro parte, richiamando pubblicamente le istituzioni alle proprie responsabilità, adesso spetta a Comune e Università dare risposte concrete.
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