XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – DOMENICA · CICLO A
di don Raffaele APRILE
Mt 21,33-43 – DARÀ IN AFFITTO LA VIGNA AD ALTRI CONTADINI
Fratelli carissimi,
Questa parabola è una delle più drammatiche di tutto il Vangelo, perché è la storia della nostra vita.
C’era un padrone che piantò una vigna. E notate quanto amore: la circondò con una siepe, per proteggerla. Vi scavò una buca per il torchio, per spremerci il vino buono. Vi costruì una torre, per guardare da lontano. Poi l’affidò a dei contadini e se ne andò.
Questo padrone è Dio. La vigna siamo noi. È la Chiesa, è la nostra famiglia, è la nostra anima.
Dio ha fatto tutto per noi. Ci ha dato la siepe dei Comandamenti per proteggerci, il torchio dei Sacramenti per darci il vino della grazia, la torre della Madonna per guardarci dal Cielo. Non ci ha lasciato soli. E poi ci ha detto: “Ora coltivatela voi. Mi fido di voi”.
E cosa fanno i contadini? Al momento di dare i frutti, bastonano, uccidono, lapidano i servi.
Chi sono i servi? Sono tutti quelli che Dio manda a riscuotere un po’ di frutto.
Un malanno che ti sveglia. Un sacerdote che ti dice: “Figlio, confessati”. Una moglie che ti dice: “Andiamo a Messa”. Un figlio che ti chiede di pregare. Sono servi del padrone. E noi cosa facciamo? A volte li bastoniamo con l’indifferenza: “Non mi scocciare”.
Alla fine il padrone manda suo Figlio, pensando: “Avranno rispetto di mio Figlio”. E loro dicono: “È l’erede, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra”.
Ecco il peccato del mondo: vogliamo l’eredità senza l’Erede. Vogliamo la gioia senza Gesù. Vogliamo la vigna senza il Padrone. Vogliamo dirci padroni della vita, del corpo, del matrimonio, e così uccidiamo Cristo ancora una volta.
E Gesù conclude con una frase che ci deve far tremare: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata testata d’angolo. Perciò vi dico: a voi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti”.
Il Regno si può perdere. La vigna si può togliere.
E qui, fratelli, mi permetto tre riferimenti per capire bene oggi, qui a Scicli, nel 2026.
1. La Madonna delle Lacrime di Siracusa, la nostra Patrona vicina.
Perché Maria ha pianto nel 1953? Perché la vigna siciliana stava diventando come quella dei contadini omicidi. Siracusa era una città provata dalla guerra, povera, ma stava iniziando a dire a Dio: “Vogliamo fare da soli”.
Le lacrime di Maria sono l’ultimo servo mandato dal Padrone prima di mandare il Figlio. Sono un avvertimento: “Figli miei, date i frutti, altrimenti la vigna vi sarà tolta”. E sapete qual è il miracolo? Che quelle lacrime hanno pianto in una casa poverissima, in via degli Orti, davanti a un quadretto di gesso da due soldi. Perché la Madonna sceglie i poveri per richiamare i ricchi della vigna che non danno frutto. E quelle lacrime sono state analizzate: sono lacrime umane vere. Dio ha voluto firmare con la scienza che Lui esiste e piange per noi.
Quanti frutti stiamo dando noi? Le nostre famiglie danno frutti di preghiera o di divisione? I nostri giovani danno frutti di purezza o la vigna è diventata selvatica?
2. Santa Faustina e San Carlo Acutis.
Oggi il Signore ci ha mandato servi nuovi per riscuotere i frutti: Santa Faustina ci ha parlato della Divina Misericordia, cioè dell’ultima occasione prima che la vigna venga tolta. San Carlo Acutis, che i giovani amano tanto, ci dice: “L’Eucaristia è la mia autostrada per il Cielo”. Sono servi che bussano alla nostra vigna. Li ascoltiamo o li scartiamo come pietre inutili?
Gesù dice: “La pietra scartata è diventata testata d’angolo”. Per il mondo, Gesù è scartato. Per il mondo, la Messa è tempo perso. Per il mondo, il Rosario è da vecchi. Ma è proprio quella pietra scartata che tiene su tutto. Togliete Cristo dalla Sicilia e cosa resta? Resta una terra bellissima ma senza anima.
3. Noi, contadini di oggi.
Questa parabola finisce con una speranza: “Darà la vigna ad altri contadini che gli consegneranno i frutti a suo tempo”.
Dio non chiude la vigna. La toglie a chi non dà frutti e la dà ad altri. Chi sono questi altri?
Siete voi, se oggi decidete di cambiare.
Il Signore oggi non ti chiede frutti straordinari. Ti chiede i frutti della tua stagione.
– Se sei sposato: il frutto è la fedeltà, il perdono in casa.
– Se sei anziano: il frutto è la preghiera, il Rosario che tiene in piedi la famiglia.
– Se sei giovane: il frutto è dire di no alla droga, alla impurità, e dire di sì a Cristo.
Fratelli, non aspettiamo di sentirci dire: “Vi sarà tolto il Regno”.
Oggi, davanti all’altare, facciamo un patto con il Padrone della vigna. Diciamo con la Madonna delle Lacrime:
“Madre, le tue lacrime non siano state inutili per me. Io voglio dare frutto. Prendi la mia vigna, la mia vita, e consegnale tu al Padrone”.
E Lui, che è buono, ci darà ancora tempo, ancora grazia, ancora misericordia.
Amen.
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