OMELIA – Mt 18, 21-35 – Perdonare settanta volte sette
di don Raffaele APRILE
Fratelli e sorelle,
Pietro si avvicina a Gesù e gli fa una domanda che è anche la nostra: “Signore, se mio fratello commette una colpa contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?”.
Sette, per gli ebrei, era già il numero della perfezione. Perdonare sette volte era da eroi. Sembrava di essere generosi.
E Gesù risponde: “Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette”. Cioè 490 volte. Cioè sempre. Senza contare. Senza fare il libro mastro dei torti subiti.
Perché?
Ce lo spiega con la parabola che abbiamo ascoltato. C’è un servo che deve al padrone diecimila talenti. Una cifra impagabile. Un talento era circa 30 kg d’oro. Diecimila talenti sono una cifra infinita, impossibile. È il nostro debito con Dio. Noi non potremo mai ripagare Dio del male che facciamo, del peccato, delle nostre chiusure.
E cosa fa il padrone? Mosso a compassione, condona tutto. Tutto. Non dice “pagami a rate”. Dice “sei libero”.
Ma quel servo, appena uscito, incontra un altro servo che gli deve cento denari. Cento giornate di lavoro. Nulla rispetto a prima. Lo afferra per il collo e lo fa gettare in carcere.
E il padrone, saputo questo, si adira e lo consegna agli aguzzini. “Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello”.
Fratelli, qui sta il cuore del Vangelo. Noi siamo quel primo servo. Tutti. Siamo stati perdonati infinitamente da Dio. Ogni volta che ci confessiamo, Dio cancella diecimila talenti. Ogni volta che torniamo a Lui, Lui non ci fa la predica, ci abbraccia.
Come possiamo allora non perdonare cento denari a chi ci sta accanto? Al marito, alla moglie, al figlio, al vicino, al confratello?
Attenzione: perdonare non significa dire che il male non c’è stato. Non significa essere ingenui o farsi calpestare. Perdonare significa spezzare la catena dell’odio. Significa dire: “Io non voglio vivere prigioniero del tuo male. Io scelgo di essere libero”. Il perdono è la forma più alta di amore e di libertà.
E qui entra Maria, e non poteva essere altrimenti.
*Maria è la Donna del perdono.*
Sotto la croce, Maria ha sentito suo Figlio dire: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34). Lei ha perdonato. Ha perdonato chi uccideva suo Figlio. Se Maria non avesse perdonato, come avrebbe potuto diventare Madre nostra?
Maria è Madre di Misericordia. A Siracusa, lo sappiamo bene noi, ha pianto. Perché piange una mamma? Piange quando vede i figli che si odiano, che non si perdonano, che si fanno la guerra in casa e fuori. Le lacrime di Siracusa sono lacrime per la nostra durezza di cuore.
Quando recitiamo l’Ave Maria diciamo: “prega per noi peccatori”. Cioè: prega per noi che siamo debitori di diecimila talenti. E lei prega. Sempre.
Ma Maria ci insegna anche un’altra cosa. Lei ha detto il suo SÌ totale a Dio. Chi dice SÌ a Dio, non può dire NO al fratello. Non si può amare Dio che non si vede, se non si perdona il fratello che si vede.
Allora, cosa ci chiede oggi il Vangelo? Tre cose pratiche:
1. Ricordati quanto sei stato perdonato. Prima di puntare il dito, entra in camera tua e chiediti: quante volte Dio mi ha perdonato? Se non fai memoria della misericordia ricevuta, non sarai mai capace di misericordia.
2. Prega per chi ti ha ferito. Non è facile. Inizia così: ogni Ave Maria di oggi, offrila per quella persona che non riesci a perdonare. Vedrai che il cuore si ammorbidisce. Maria scioglie i nodi, anche il nodo dell’odio.
3. Fa’ il primo passo. Non aspettare che l’altro venga da te. Settanta volte sette significa che il perdono non ha calcolo. Va’ tu. Un messaggio, una visita, un “pace”. Anche se l’altro non risponde, tu sarai libero davanti a Dio.
Concludo. Alla fine della nostra vita, Dio non ci chiederà quanto abbiamo avuto ragione. Ci chiederà quanto abbiamo amato. E l’amore più grande è perdonare.
Chiediamo alla Madonna delle Lacrime, Madre del perdono, di donarci un cuore nuovo, capace non di contare i torti, ma di moltiplicare il perdono.
O Maria, Madre di Misericordia, insegnaci a perdonare come ci ha perdonato Gesù.
Amen.
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