Venticinque secoli di storia scritti tra i colonnati greci e le volute barocche del Duomo

C’è un luogo in Sicilia dove il tempo sembra aver rinunciato a scorrere in linea retta per avvolgersi, invece, in un abbraccio eterno. Questo luogo è la monumentale Piazza Duomo di Ortigia, e il suo cuore pulsante è la Cattedrale della Natività di Maria Santissima. Guardandola splendere sotto il sole siracusano, non si ammira soltanto una chiesa, ma un vero e proprio miracolo di ingegneria culturale, dove il genio della Grecia classica si fonde con la teatralità del Barocco.

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​La vera magia del Duomo di Siracusa si nasconde nella sua struttura perimetrale. Camminando lungo il vicolo laterale o varcando la soglia d’ingresso, lo sguardo viene rapito dalle enormi e severe colonne doriche dell’antico Tempio di Atena, eretto nel V secolo a.C.

​Invece di distruggere il passato, i primi cristiani d’epoca bizantina decisero di abitarlo: murarono gli spazi tra le colonne greche e aprirono gli archi nella cella interna, trasformando un luogo di culto pagano in una basilica. È un caso più unico che raro di continuità sacra, sopravvissuto indenne persino alla successiva dominazione araba e ai restauri normanni.

​Il volto che la cattedrale offre oggi alla piazza è però figlio di un’altra rinascita, avvenuta dopo il tragico terremoto del 1693. Progettata da Andrea Palma, la facciata è un capolavoro assoluto del tardo barocco isolano.

​La pietra calcarea locale, estratta dalle cave siracusane, ha una proprietà quasi magica: assorbe la luce del giorno per restituirla in sfumature che vanno dal bianco abbagliante del mezzogiorno all’oro caldo del tramonto. Le colonne corinzie che si rincorrono su due livelli, i cornicioni sporgenti e le statue di Santa Lucia e San Marciano creano un gioco dinamico di ombre che fa sembrare la facciata viva, in costante movimento.

​Oggi il Duomo, inserito dall’UNESCO tra i beni Patrimonio dell’Umanità, non è solo una meta turistica o un luogo di preghiera. È un’esperienza sensoriale. Sedersi in uno dei caffè della piazza, con gli occhi rivolti a questa maestosa facciata che si staglia contro l’azzurro del cielo siciliano, significa connettersi direttamente con venticinque secoli di arte, fede e bellezza.

Angelo DI TOMMASO

Immagine reperita sul web;

Articolo condiviso dal sito web www.siracusanext24.it

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