XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – DOMENICA · CICLO A
“PENTITOSI ANDÒ”
di don Raffaele APRILE
Dal Vangelo secondo Matteo 21,28-32
Fratelli, sorelle, il Vangelo di questa domenica ci dà un pugno nello stomaco. Gesù dice ai sommi sacerdoti, ai bravi, ai perfetti: “I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio”. Avete capito? Non dice “entreranno anche loro”. Dice “vi passano AVANTI”. Vi sorpassano.
Per capire lo scandalo, dobbiamo guardare la parabola dei due figli. Un padre dice a due figli: vai a lavorare nella vigna. Il primo dice: “No, non ci voglio andare”. Poi, pentitosi, andò.
Il secondo dice: “Sì, signore, vado”. E non ci andò. Chi ha fatto la volontà del padre? Il primo.
DUE TIPI DI CRISTIANI
Gesù ci dice che nella Chiesa ci sono sempre questi due figli. Il secondo figlio siamo noi, i praticanti. Diciamo sempre “Sì, Signore”. Diciamo il Credo ogni domenica, diciamo “sia fatta la tua volontà” nel Padre Nostro. Ma poi? Nella vigna non ci andiamo. La vigna è la concretezza: perdonare mio fratello, pagare il giusto all’operaio, non mormorare, aprire la Bibbia a casa. Diciamo sì con le labbra e no con la vita. È l’ipocrisia religiosa. Ed è il peccato che Gesù non sopportava. Lo chiama in Mt 23 “sepolcri imbiancati”. Il primo figlio sono i lontani. Sono i pubblicani, le prostitute, i peccatori pubblici. Quelli che all’inizio dicono NO a Dio. Vivono lontano. Ma poi davanti a Giovanni Battista, davanti a Gesù, si sono pentiti. La parola greca è bellissima: “metamelomai” – vuol dire “cambiare le viscere”. Non un pentimento di facciata, ma un rivoltamento interiore. E sono andati.
Riferimento fondamentale: Ez 18,25-28, prima lettura di oggi. “Se il malvagio si allontana dal male commesso e fa ciò che è retto, egli fa vivere se stesso”. Dio non guarda la foto di ieri, guarda il film di oggi. A Dio non interessa da dove vieni, ma dove stai andando.
PERCHÉ I PECCATORI CI PASSANO AVANTI?
Per due motivi, fratelli. Primo: perché il peccatore sa di essere malato. Il pubblicano sa di essere peccatore, non ha maschere. Noi, i bravi, pensiamo di essere sani. E Gesù lo dice in Mt 9,12: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico”. Il peccatore ha un vantaggio: non deve demolire la sua superbia. È già umiliato. E l’umiltà è la porta del Regno. Sant’Agostino diceva: “Ci sono molti che sembrano fuori e invece sono dentro, e molti che sembrano dentro e invece sono fuori”. Fuori dalla Chiesa per giudizio umano, dentro per misericordia divina.
Secondo: perché la conversione è un ATTO, non un’intenzione. Il secondo figlio ha avuto una buona intenzione: “Sì, vado”. Ma le buone intenzioni non salvano. Il primo ha avuto un’azione: “pentitosi, andò”. Andò!
Quanti di noi vivono di cristianesimo intenzionale? “Avrei voluto pregare, avrei voluto perdonare, avrei voluto confessarmi…” Dio non giudica le intenzioni, giudica i passi. Come dice Papa Francesco: “La fede non è una vernice, è un cantiere”.
LA PAROLA CHIAVE: “PENTITOSI”
Fermiamoci su questa parola. “Pentitosi andò”. È il cuore di tutto il Vangelo di Matteo. In 4,17 Gesù inizia la predicazione dicendo: “Convertitevi”. Non dice “impegnatevi”, dice “cambiate mente” – “metanoeite”. Cosa vuol dire pentirsi oggi, concretamente?
Vuol dire tre passaggi:
Riconoscere il NO. Avere il coraggio di dire: “Signore, fino ad oggi ti ho detto di no in questo settore della mia vita”. Senza scuse.
Lasciarsi amare nel NO. Il padre della parabola non caccia il figlio che dice no. Aspetta. Dio non ti rifiuta quando gli dici di no. Ti aspetta nella vigna. Questo è lo stupore che ha cambiato i pubblicani.
Alzarsi e andare. La confessione senza cambiamento è sterile. San Carlo Acutis diceva ai suoi amici: “Non io, ma Dio”. Il pentimento vero si misura in metri: quanti metri hai fatto verso la vigna?
Chiudo con un riferimento a *
Fil 2,6-11*, seconda lettura. Paolo dice che Cristo “spogliò se stesso”. Gesù è il Figlio perfetto che ha detto SÌ e lo ha fatto fino alla croce. Lui è l’unico che ha detto SÌ e CI È ANDATO davvero. E lo ha fatto per darci la forza di passare dal nostro NO al nostro SÌ.
Allora l’esame di coscienza per questa settimana è uno solo:
Io chi sono oggi? Il figlio del SÌ a parole o il figlio del NO che poi si pente?
Non abbiate paura di essere stati il primo figlio. Dio preferisce un NO sincero che diventa SÌ, a un SÌ finto che resta NO.
E oggi, tutti, prima di uscire, facciamo un passo. Un passo concreto verso la vigna.
Sia lodato Gesù Cristo.
Foto dal Web;








