di Salvatore BISICCHIA
Santina Campana (1929–1950), giovane abruzzese, visse la fede con una purezza radicale. Fin da bambina si donò a Dio con semplicità francescana, trasformando la malattia in preghiera e servizio. Entrò tra le Suore della Carità, ma la salute fragile la riportò in sanatorio, dove il suo letto divenne luogo di consolazione per medici e ammalati.
Morì giovanissima a ventun anni, serena, ripetendo che “il soffrire passa, l’aver sofferto rimane”. La Chiesa la riconosce come Serva di Dio: una giovane che ha fatto della fragilità un’offerta d’amore, lasciando un esempio luminoso di abbandono alla volontà divina.
“Adesso mi vestirete di bianco. II vestito è nella valigia. Ai piedi mi metterete le calze bianche, senza scarpe. Voglio essere vestita da Sposa, perchè oggi è il giorno del mio sposalizio e della mia vera nascita. In testa mi metterete il velo bianco che sta nell’armadio… Mi metterete al fianco la corona del Noviziato, che io ho sempre portato con me. Si trova nello “stipo”. Tra le mani mi metterete la Santa Regola!.. Non piangete e non vi vestite di nero.. Mi metterete qui, nel Camposanto di Pescina, sotto terra. Non farete nessuna pompa. Quello che dovreste spendere per i funerali, mandatelo alle Missioni!.
Foto dal Web;








