Nel giorno in cui sono iniziati gli esami di maturità, con il loro carico di attese, timori, notti insonni e speranze, il pensiero di molti credenti corre spontaneamente a San Giuseppe da Copertino, da sempre invocato come patrono degli studenti e protettore di chi affronta prove difficili. La sua figura, cosi amata dalla devozione popolare, torna ogni anno con una sorprendente attualità, quasi a ricordare che dietro ogni esame non c’è soltanto una prestazione da offrire, ma anche una persona da custodire, incoraggiare e accompagnare.
San Giuseppe da Copertino non fu un uomo brillante secondo i criteri del mondo. Nato nel 1603 a Copertino, in terra di Puglia, visse un’infanzia e una giovinezza segnate da fragilità, incomprensioni e fatiche nell’apprendimento. Proprio per questo la sua storia parla con forza a tanti ragazzi che, davanti a un banco o a una commissione, temono di non essere abbastanza, di non ricordare, di non riuscire a esprimere quello che portano dentro. Giuseppe conobbe il limite, la fatica e persino l’umiliazione. Eppure, proprio attraverso quella debolezza, Dio manifesto la sua grazia.
La tradizione cristiana lo ha riconosciuto come patrono degli studenti non perché fosse il simbolo di un successo facile, ma perché nella sua vita risplende una verità più profonda: il valore di una persona non coincide mai soltanto con il rendimento, con il voto o con il giudizio degli altri.
In un tempo come il nostro, in cui la scuola rischia talvolta di diventare misura esclusiva dell’autostima, San Giuseppe da Copertino ricorda che ogni intelligenza ha i suoi tempi, ogni coscienza ha la sua dignità e ogni cammino umano merita rispetto. Questo è il messaggio più bello per i maturandi di oggi. In giorni come questi, segnati dalla tensione e dal desiderio di fare bene, San Giuseppe da Copertino invita a non confondere l’esame con il valore della propria vita. Chiede impegno, serietà, responsabilità, certo; ma ricorda anche che nessun fallimento esaurisce una persona e che nessun risultato basta, da solo, a definirla.
Per questo la sua presenza nella devozione di tanti studenti non è superstizione, ma segno di un bisogno profondo: sentirsi sostenuti quando le proprie forze sembrano vacillare. Per questo, nel giorno in cui si è aperta la maturità, la figura di San Giuseppe da Copertino conserva una forza particolare. E il santo che consola chi teme di non farcela, che incoraggia chi si sente fragile, che ricorda a tutti – studenti, famiglie, insegnanti – che educare non significa soltanto valutare, ma anche riconoscere, attendere, accompagnare. E forse, in fondo, e proprio questa la lezione più importante nel tempo degli esami: non smettere di credere che dentro ogni ragazzo ci sia molto di più di una prova da superare.
Gaetano LIISTRO
Foto reperita dal web








