Autonomia Siciliana e Rerum Novarum. “L’eredità dei cattolici siracusani” – di Salvo Sorbello

Data 15 Maggio 2026

Esiste un filo rosso, sottile ma indistruttibile, che lega il destino politico della Sicilia alla Dottrina Sociale della Chiesa. Oggi ricorrono due anniversari speculari: la nascita dell’Autonomia Siciliana e la pubblicazione dell’enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII.

Fu Don Luigi Sturzo, discepolo del vescovo di Noto mons. Blandini, a sottolineare per primo come la firma dello Statuto (15 Maggio 1946) coincidesse simbolicamente con la “festa della democrazia cristiana”. Per Sturzo, l’autonomia non era un semplice decentramento burocratico, ma una “rinascita ispirata” ai valori sociali cristiani, una sfida ardua da realizzare contro le ostilità centraliste.

La storia dell’Autonomia parla anche siracusano. Nel primo direttivo regionale della Democrazia Cristiana sedeva il prof. Giuseppe Agnello, di cui quest’anno ricorre il 50° anniversario della morte. Insieme a lui, figure come Corrado Piccione, Emanuele Reale, Gaetano Lo Magro e molti altri, trasformarono il sogno autonomista in una battaglia politica vissuta con rigore morale e passione civile.

Oggi, tuttavia, il panorama è mutato. Mentre i meriti storici di quella stagione vengono rivalutati, il ruolo dei cattolici nella politica attuale appare marginale e ininfluente.

Ricordare oggi la Rerum Novarum e lo Statuto Siciliano non è dunque un semplice esercizio di nostalgia, ma il riconoscimento di un’esperienza irripetibile che ha saputo dare dignità e voce alla Sicilia. Un patrimonio di pensiero che merita di essere onorato, per non dimenticare gli uomini che credettero in un’isola protagonista del proprio futuro.

Immagine reperita sul web;

Articolo condiviso dal sito web www.siracusanext24.it

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