Dalla Sicilia al mondo. Il viaggio di Claudio Oliva, ambasciatore della cucina italiana

C’è un filo invisibile che lega la piccola Solarino, nel siracusano, alle grandi capitali della gastronomia mondiale. Quel filo porta il nome di Claudio Oliva, 41 anni, chef che ha costruito la propria identità tra radici profonde e orizzonti internazionali.

Tutto comincia in Sicilia, tra i profumi di casa e le tradizioni familiari che segnano il suo primo incontro con la cucina. Dopo gli studi all’Istituto Alberghiero di Siracusa, Oliva muove i primi passi nei ristoranti del territorio, esperienze che ancora oggi considera fondamentali per il suo percorso. Decisivo è l’incontro con il professor Calascibetta, che gli trasmette i valori autentici della cucina siciliana: rispetto per la materia prima, semplicità e profondità dei sapori.

La prima grande svolta arriva in Corsica, dove lavora come capo partita in un hotel che riconquista la seconda stella Michelin. È qui che matura la consapevolezza che la cucina può diventare un passaporto per il mondo. E infatti il viaggio inizia.

New York rappresenta una tappa cruciale: al ristorante SD26, sotto la guida di Tony May, Oliva entra in contatto con una cucina italiana dal respiro internazionale. Accanto allo chef Matteo Bergamini affina tecnica e visione, confrontandosi con una realtà dinamica e in continua evoluzione. Seguono esperienze a Londra e Beverly Hills, ma è Parigi a segnare una fase decisiva della sua carriera. Per otto anni lavora come sous chef in un ristorante stellato, al fianco dell’executive chef Massimo Tringali. Un periodo intenso, durante il quale consolida uno stile personale che unisce rigore tecnico e forte legame con le proprie origini italiane.

Nel 2025 Oliva torna a New York, città che sente ormai parte di sé. Qui assume il ruolo di sous chef al ristorante “La Devozione”, nel cuore del Chelsea Market. Il progetto, guidato dall’executive chef Alessio Rossetti e fondato da Giuseppe Di Martino, punta a raccontare la cucina italiana partendo da un simbolo semplice ma universale: la pasta di Gragnano.

Per Claudio Oliva, cucinare non è soltanto una professione, ma un atto di memoria e appartenenza. Ogni piatto diventa un racconto, un modo per portare con sé un frammento della propria terra, ovunque si trovi.
E mentre il suo percorso continua tra le grandi cucine del mondo, resta saldo il legame con quella Sicilia che, ancora oggi, è il cuore pulsante della sua ispirazione.

Angelo DI TOMMASO

Articolo condiviso dal sito web www.siracusanext24.it

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