Il transito | 800 anni fa San Francesco insegnava a morire cantando

Non è una morte. È un transitus, un passaggio. Così i frati hanno sempre chiamato quella sera del 3 ottobre 1226 alla Porziuncola.

Francesco ha 44 anni, è cieco, sfatto dalle stimmate. Chiede di essere deposto nudo sulla nuda terra, dove tutto era iniziato. Chiede che gli leggano il Vangelo di Giovanni: “Prima della festa di Pasqua…”. E canta.

Canta il Cantico di Frate Sole, a cui ha appena aggiunto l’ultima strofa, quella che nessuno avrebbe avuto il coraggio di aggiungere: Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale.

Non la chiama nemica. La chiama sorella.

Questo è il Transito. Non è l’agonia di un santo, è l’ultimo atto rivoluzionario del Poverello: spogliare la morte del suo terrore facendone famiglia.

800 anni dopo, nella notte tra il 3 e il 4 ottobre, i francescani di tutto il mondo ripeteranno gli stessi gesti: luce che si spegne, lettura della benedizione a frate Leone, canto.

Per dire che morire non è cadere nel buio, ma attraversarlo.

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