Il Vangelo della Domenica | Dalla meritocrazia alla misericordia. Quando Dio ragiona ad amore

Data 20 Settembre 2026

Domenica 25ª del Tempo Ordinario – Anno A

Mt 20,1-16 – “Sei invidioso perché io sono buono?”

di don Raffaele APRILE 

Fratelli, questo Vangelo ci dà fastidio. Diciamolo. Noi siamo quelli delle 6 del mattino. Quelli che hanno sudato. E quando vediamo che l’ultimo, arrivato alle 5 del pomeriggio, prende come noi, ci ribelliamo. È ingiusto.

Ma Gesù oggi ci spiazza: il problema non è la paga del padrone. Il problema è il nostro occhio. “O il tuo occhio è cattivo perché io sono buono?” letteralmente, il testo greco dice: è invidioso.

Dio non è giusto, è di più. Il padrone non è ingiusto. Dà a quelli della prima ora quello che aveva pattuito: un denaro. Che era la paga giusta per un giorno. Non li truffa.
Ma con gli ultimi è buono. E la sua bontà ci scandalizza.

Qui c’è tutta la differenza tra la nostra giustizia e quella di Dio. Noi ragioniamo a merito: io ho fatto, quindi merito. È la logica del mercato, del cartellino. Dio ragiona a bisogno e ad amore. Quell’uomo arrivato alle 17 aveva bisogno di un denaro per mangiare stasera, per portare il pane a casa. Al padrone non interessa quanto ha lavorato, gli interessa che possa vivere.

Come ci ricorda Papa Francesco (Angelus del 20 Settembre 2020): “Dio guarda non al tempo, ma all’amore con cui rispondiamo”.

E Sant’Agostino diceva: “Dio non ti misura sulle ore, ma sul cuore. Anche il ladrone sulla croce ha lavorato un’ora sola, l’ultima, ed è entrato per primo”.

Le due invidie che ci bloccano : Questo Vangelo smaschera due invidie che anche noi in parrocchia, anche noi preti, portiamo nel cuore.

a) L’invidia verso chi torna tardi. Quante volte pensiamo: “Quello non è mai venuto a Messa, ora arriva e tutti gli vanno dietro”. Il figlio maggiore del prodigo. Siamo noi. E il Signore ci dice: ma se tuo fratello era morto ed è tornato in vita, non dovresti fare festa? (Lc 15).

b) L’invidia verso la gratuità. È più sottile. Non sopportiamo che Dio perdoni troppo facilmente. Vorremmo che facesse un po’ di anticamera, come facciamo noi. Invece no. Lui perdona subito, tutto, sempre. Come al buon ladrone.

La parabola, ci ricorda Don Tonino Bello, non è una lezione di economia, è una bomba contro la nostra pretesa di avere crediti davanti a Dio. Davanti a Lui siamo tutti quelli delle 17. Nessuno può dire: “Mi deve qualcosa”. È tutto grazia.

Allora oggi portiamoci a casa una domanda, una sola: Io in che ora della mia vita sono? Alle 6 del mattino, con l’orgoglio di chi si sente a posto? O alle 5 del pomeriggio, con le mani vuote che chiedono tutto?

Beati quelli delle 5 del pomeriggio. Perché hanno capito che il Paradiso non è una paga. È un regalo.

E il regalo più grande è sapere che c’è un Padrone così buono che continua ad uscire, ad ogni ora – alle 9, alle 12, alle 15 – per cercarmi. Non si stanca di chiamarmi in vigna.

Che la Vergine Addolorata, che ieri abbiamo festeggiato, ci dia un occhio buono, non invidioso. Un occhio che sa gioire del bene degli altri.

Amen.

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