Siracusa è riconosciuta come luogo di santità e intensa spiritualità: San Paolo vi giunse e predicò il Vangelo, molti santi e martiri dei primi tempi del cristianesimo ne hanno percorso le strade e sono stati sepolti nelle catacombe, seconde solo a quelle di Roma per importanza ed estensione. È la città natale di Santa Lucia, ed è qui che Maria, venerata come Madonna delle Lacrime da papi e fedeli di tutto il mondo, ha mostrato segni umani di dolore. Tutt’oggi, nel cuore del centro storico di Siracusa, è visitabile una basilica paleocristiana dedicata a San Pietro che è una delle chiese più antiche d’Europa, edificata prima del Concilio celebrato a Nicea nell’anno 325.
In città, fuori dai circuiti turistici tradizionali, si trova una grotta considerata “santa”, in passato rifugio di pace lontano dal contesto urbano, utilizzata per la vita eremitica e la ricerca spirituale. La grotta ha accolto figure come il Beato Veneziano e Suor Chiara Di Mauro, Serva di Dio. Il quartiere Grottasanta, molto popoloso, e la via dei Servi di Maria sono nomi familiari per i siracusani, attraversati spesso senza attenzione ma a volte con consapevolezza. Il legame tra questa “grotta santa” e i Servi di Maria è profondo e duraturo nel tempo. Ne parliamo con Claudia Gibilisco, Priora della Fraternità di Grottasanta – Servi di Maria
Claudia, portaci nella grotta. È possibile ancora oggi trovare quella pace e l’incontro con Dio che l’hanno resa “santa”?
«La Grotta non è solo un luogo da visitare, ma uno spazio da abitare con il cuore. Ancora oggi, entrando in quel silenzio, si percepisce una presenza che non è passata: è il respiro di chi ha cercato Dio prima di noi. È visitabile e accoglie chiunque desideri fermarsi, anche solo per un momento. Ogni domenica è aperta ai fedeli per la Santa Messa delle ore 9.00, diventando così un luogo vivo di preghiera e comunione. Ma chi entra con il cuore aperto non esce più uguale. Lì si impara che Dio non fa rumore… ma parla profondamente a chi Lo cerca».
La parrocchia che negli anni ’30 del secolo scorso è stata edificata sopra la grotta a chi è dedicata?
«È dedicata a Maria SS. Addolorata, Madre che veglia e custodisce, nel dolore e nell’amore, tutti i fedeli che a Lei si rivolgono. Non è un caso che sopra un luogo di silenzio e ricerca interiore, quale è la Grotta, si eleva una chiesa che accoglie e consola, guidando alla fede in Dio e nella Madre Celeste. Maria è come un ponte tra la Grotta e il Cielo: ci prende per mano e ci insegna a portare Dio nel quotidiano, anche nelle prove».
Claudia, vuoi spiegarci chi sono i Servi di Maria nei diversi rami dell’Ordine?
«I Servi di Maria sono una famiglia, prima ancora che un Ordine. Nati dall’amore di sette uomini profondamente innamorati della Vergine, i Sette Santi Fondatori, viviamo una spiritualità fatta di ascolto, fraternità e servizio. Questi sette uomini, nella Firenze del XIII secolo, in un tempo segnato da divisioni, ricchezze e contrasti sociali, scelsero di lasciare tutto per cercare Dio nella preghiera e nella vita fraterna. Non fondarono un Ordine per affermarsi, ma per servire: si ritirarono sul Monte Senario, mettendo al centro Maria e imparando da Lei uno stile di vita umile, silenzioso e profondamente evangelico. La loro grandezza sta proprio qui: nell’aver scelto di diminuire per lasciare spazio a Dio, diventando ancora oggi un esempio vivo di comunione e di fede incarnata nella vita quotidiana. L’Ordine si esprime in diversi rami: i frati, le monache, le suore e i laici. Forme di vita diverse, ma unite dallo stesso carisma e da uno sguardo comune rivolto a Maria, Madre e guida del nostro cammino. Questa unità si riflette anche nella struttura dell’Ordine, che si configura come un servizio di comunione e accompagnamento: il Priore Generale custodisce e anima l’intera famiglia dei Servi nel mondo; il Priore Provinciale segue e sostiene le diverse Province; e, a livello locale, ogni fraternità vive concretamente il proprio cammino. Anche nelle fraternità laiche si vive questo spirito: viene eletto un Priore che, sempre con animo di servizio, coordina e anima la vita della fraternità insieme a un consiglio, curando le iniziative e accompagnando i momenti di incontro, soprattutto nella realtà parrocchiale. Non si tratta di ruoli di potere, ma di servizio: ciascuno è chiamato a custodire l’unità, a sostenere i fratelli e a mantenere vivo il carisma ricevuto. Nella chiesa di Grottasanta sono presenti due frati Servi che, con amore e dedizione al loro ministero sacerdotale, portano avanti la vita della parrocchia. Per noi è una grazia grande poter contare sulla loro presenza: sono un riferimento prezioso, una guida discreta e sicura nel nostro cammino di fede. Questa realtà rappresenta oggi quasi un unicum nella provincia siciliana, dove nel tempo diverse presenze dei Servi – tra frati e suore – si sono affievolite o sono venute meno, anche a causa delle poche vocazioni».
Cosa vuol dire essere un Servo di Maria dell’Ordine laico?
«Essere Servo di Maria laico significa vivere nel mondo con il cuore radicato in Dio. È scegliere Maria come Madre e Maestra ogni giorno, lasciandosi formare da Lei nel silenzio, nell’umiltà e nella disponibilità. Non è fare cose straordinarie, ma rendere straordinario l’ordinario, con uno stile fatto di accoglienza, compassione e presenza. È dire ogni giorno: “Eccomi”, anche quando costa».
Qual è il vostro ruolo in parrocchia e nella società?
«Il nostro ruolo è esserci. Essere segni discreti ma vivi della presenza di Dio. In parrocchia collaboriamo con semplicità, mettendo a servizio i nostri doni. Nella società siamo chiamati a portare uno sguardo diverso: quello della misericordia. Non protagonisti, ma strumenti. Non al centro, ma accanto».
Il vostro Ordine è aperto ad ogni cristiano di buona volontà? Cosa può fare chi volesse avvicinarsi a voi?
«Sì, è un cammino aperto a chiunque senta nel cuore un richiamo più profondo. Non servono requisiti speciali, ma solo il desiderio sincero di camminare con Maria. Chi desidera avvicinarsi può semplicemente venire, conoscere, condividere momenti di preghiera e fraternità. Perché prima di appartenere… si impara ad amare. La nostra fraternità si incontra ogni venerdì: un momento è dedicato alla preghiera comunitaria (Corona dell’Addolorata, Via Matris, Benedetta…), in sintonia con il tempo liturgico; un altro all’incontro nel salone parrocchiale, dove affrontiamo temi diversi, condividiamo riflessioni e approfondiamo la conoscenza dei nostri Santi Fondatori e delle figure che ci insegnano il carisma dei Servi. Spesso organizziamo anche ritiri spirituali, come quello vissuto il 17 Aprile, quando ci siamo recati dai Cappuccini per lucrare l’indulgenza francescana, vivendo poi il resto della giornata nella nostra Grotta, tra preghiera, silenzio e fraternità. Tutto concorre a creare legami profondi: è nel cammino condiviso che la nostra fraternità trova la sua forza e la sua bellezza. Chi sente questo richiamo nel cuore… è già sulla strada.
A loro, i nostri Sette Santi Fondatori, spesso rivolgiamo anche la nostra preghiera, perché ci aiutino a vivere con lo stesso spirito: “Sette Santi Fondatori, uomini del silenzio e della comunione, che avete scelto Maria come Madre e guida, insegnateci a cercare Dio con cuore sincero, a vivere da fratelli nell’amore e nella semplicità, a servire con umiltà senza cercare noi stessi. Accompagnate il nostro cammino e rendeteci segni vivi di speranza nel mondo. Amen.”»
Nel ringraziarti per la disponibilità e il tempo dedicatoci ti chiedo di chiudere l’intervista con una frase a te cara!
«Per concludere, mi piace condividere un pensiero che spesso accompagna i nostri incontri: “Con Maria ai piedi della Croce, impariamo a restare, ad amare e a servire… anche quando non comprendiamo, perché è lì che nasce la vera fede”».
Salvatore BISICCHIA
Foto reperita dal web








