L’estate è la stagione che quasi tutti attendono con gioia. È il tempo del sole, del mare, delle giornate più lunghe e della voglia di stare all’aria aperta. C’è chi organizza da mesi la vacanza tanto desiderata, chi ritrova amici e parenti, chi approfitta delle ferie per rallentare i ritmi e dedicarsi finalmente a sé stesso.
Per gli studenti rappresenta la libertà dagli impegni scolastici: giornate senza la sveglia del mattino, senza orari rigidi, ricche di occasioni per divertirsi e condividere momenti di spensieratezza.
Ma mentre per molti l’estate è sinonimo di felicità, per altri può diventare la stagione più difficile dell’anno.
Sono gli anziani, soprattutto quelli che vivono soli o nelle residenze assistite. Quando le città si svuotano e i vicini partono per le vacanze, il silenzio diventa ancora più assordante. Anche le visite di parenti, amici e volontari spesso diminuiscono, lasciando spazio a giornate lunghe, tutte uguali.
Il caldo torrido aggrava ulteriormente la situazione. Molti anziani sono costretti a restare chiusi in casa o nella propria stanza per evitare i rischi delle alte temperature. Le ore sembrano non passare mai e la solitudine diventa un peso ancora più difficile da sopportare.
Eppure, per cambiare la giornata di una persona, a volte basta davvero poco. Una visita, una telefonata, una passeggiata, un gelato condiviso, qualche minuto di ascolto sincero. Sono gesti semplici, che richiedono poco tempo ma possono restituire dignità, serenità e la consapevolezza di non essere stati dimenticati.
L’estate potrebbe diventare anche la stagione della solidarietà. Le associazioni di volontariato, le parrocchie, i gruppi giovanili, ma anche ogni singolo cittadino possono fare la differenza. Non servono grandi iniziative: basta scegliere di dedicare un po’ del proprio tempo a chi, proprio nei mesi estivi, rischia di sentirsi invisibile.
Mentre prepariamo le valigie per partire o programmiamo una giornata al mare, proviamo a guardarci attorno. Forse, nello stesso palazzo o nella casa accanto, c’è qualcuno che aspetta soltanto il suono di un campanello.
Perché una società si misura anche da questo: dalla capacità di non dimenticare chi resta, soprattutto quando tutti gli altri partono.
Claudia GIBILISCO
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