Rosario Livatino tra legge e coscienza. Una giustizia vissuta fino al martirio

ll 9 Maggio si è celebrato il quinto anniversario della beatificazione del giudice Rosario Angelo
Livatino.

Nato a Canicattì (Agrigento) nel 1952, laureato in Giurisprudenza a Palermo, entrò in magistratura nel 1978. Operò al Tribunale di Agrigento e poi come giudice a latere e sostituto procuratore; dal 1989 fu giudice presso la sezione penale. Fu ucciso il 21 Settembre 1990, a 38 anni, lungo la Strada Statale 640, in un agguato mafioso ordito da Cosa Nostra agrigentina (Stidda). Morì senza scorta, fedele a uno stile di sobrietà e discrezione. Lavorò su misure di prevenzione patrimoniale, sequestri e confische: colpire i patrimoni illeciti era, per lui, decisivo per indebolire le organizzazioni mafiose. Considerava la legge come servizio al bene comune, coniugando fermezza e rispetto della dignità delle persone coinvolte nei procedimenti.

Cattolico praticante, annotava riflessioni spirituali nei suoi “diari” personali. Celebre il principio della “sottomissione del giudice soltanto alla legge”, illuminata però dalla coscienza retta. La sua spiritualità era sobria: Messa quotidiana quando possibile, preghiera
silenziosa, carità discreta. Non usò mai la fede come bandiera, ma come sorgente interiore di
coerenza. Fu riconosciuto “martire in odium fidei”: la sua uccisione non fu solo contro un magistrato scomodo, ma contro un uomo che traeva dalla fede la forza per un giudizio libero da compromessi.

La Chiesa ha avviato la causa nel 2011; papa Francesco ne ha autorizzato il decreto sul martirio nel 2020. La beatificazione è stata celebrata ad Agrigento il 9 Maggio 2021. È il primo magistrato nella storia della Chiesa elevato agli altari come beato martire.

La figura di Livatino ricorda che l’autorità è credibile quando è sobria, competente e trasparente. La prevenzione patrimoniale, che lui praticò con anticipo sui tempi, resta oggi uno dei pilastri dell’azione antimafia.

La sua memoria è celebrata ogni 21 Settembre; scuole, aule giudiziarie e associazioni portano il suo nome, alimentando una cultura della legalità che unisce Stato e società civile.

Oggi il Beato Livatino, ci lascia una testimonianza di eredità. In un tempo di sfiducia, Livatino mostra che l’autorità nasce dall’affidabilità: coerenza, discrezione, servizio. In un tempo di rumore, insegna il valore del silenzio che ascolta e decide. In un tempo di polarizzazioni, ricorda che la verità non ha bisogno di urla, ma di vite limpide.

Così, il “giudice ragazzino” resta un adulto nella fede: non un eroe solitario, ma un fratello maggiore che indica una strada semplice e alta insieme. La sua beatitudine non è lontana: è a portata di coscienza retta, di lavoro fatto bene, di amore al bene comune vissuto giorno per giorno.

Gaetano LIISTRO

Immagine reperita sul web;

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