Salvatore Bisicchia intervista il Prof. Fabio Gabrielli per SiracusaNext: “La filosofia è l’innamoramento dei nostri perché”

Data 28 Maggio 2026

Fabio Gabrielli già Preside della Facoltà di Scienze Umane e Professore Ordinario di Antropologia filosofica presso la Ludes University di Lugano, attualmente insegna Filosofia della relazione presso la School of Management dell’Università LUM, campus di Milano. È anche Visiting Professor di Introduzione alla filosofia presso l’Università di Jaroslaw, in Polonia. Attualmente tiene anche un corso monografico sul “tempo del desiderio” presso l’ISSR San Metodio di Siracusa – Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia.

Professor Gabrielli, dal suo curriculum si nota fin da giovane una passione per gli studi classici, la Laurea in Filosofia e un dottorato di ricerca in Antropologia. Come è nata questa passione per l’uomo, se così si può definire? 

Dopo l’incontro con i Greci, Saffo, per esempio, con la sua vertiginosa sensibilità, le elegie esistenziali di Mimnermo, e poi la grande tragedia, uno specchio senza tempo della scena umana. Infine, Socrate, l’arte del domandare, del fare scaturire dalla carne della vita le questioni essenziali dell’umano.

Se la dovesse spiegare ad un bambino, cosa è la Filosofia? 

Essere innamorati dei perché, sapendo che qualcosa sfugge sempre. Ma più una cosa ci sfugge, più la rincorriamo, proprio come fosse la nostra innamorata. La filosofia è paragonabile all’incontro tra due innamorati in una piazza, dove tutto sembra abituale, ma per loro ogni cosa risplende e suscita stupore. 

E l’Antropologia? 

Uno dei tanti modi di conoscere l’uomo, questo stranissimo vivente che scrive poesie e gioca a calcio, costruisce ponti e chiese e si arrabbia se deve fare la fila in macchina. Insomma, un vivente capace di cose straordinarie, ma anche capace di divertirsi, di lasciare opere che ci tolgono il fiato per la loro bellezza, e poi di andare in crisi per un piccolo contrattempo. Tutto questo è entusiasmante per chi ama capire davvero le cose!

Quale contributo possono dare queste scienze alla società contemporanea? 

Le rispondo con le decisive, nitide parole di Hannah Arendt: “Quando tutti si lasciano trasportare senza riflettere da ciò che tutti gli altri credono e fanno, coloro che pensano sono tratti fuori dal loro nascondiglio perché il loro rifiuto a unirsi alla maggioranza è appariscente, e si converte perciò stesso in una sorta di azione”. Insomma, scopo del pensare, del fare filosofia, è quello, per dirla con Gilles Deleuze, di “creare concetti”, fabbricare pensieri, farne pratica di vita; o con Michel Foucault, pensare diversamente, scartare dalle abitudini, dal consolidato, dall’opinione, per provare a dare uno stile, una forma almeno dignitosa alla vita.

Lei si può definire un “docente di lungo corso” data la sua lunga esperienza nell’insegnamento prima nella scuola e poi nelle università. Mi corregga se questa definizione non trova il suo consenso. 

Corretto. Aggiungerei, un docente che, pur con tutti i suoi limiti strutturali, ha sempre cercato di incontrare, e non semplicemente incrociare, i propri studenti.

Un libro da leggere. 

Il Fedro di Platone, ma so che, forse, sto facendo un torto ai miei amati Kafka e Céline.

Un libro da evitare. 

Nessuno, poiché i libri non sono mai petulanti, sono amici riservati, non ci impongono nulla. Come direbbe Edmond Jabès, “grande è l’ospitalità del libro”. Detto questo, capisco se qualcuno obiettasse che, vista certa editoria oggi, sarebbe meglio andare a giocare a padel…

Una frase ai giovani.

Che i vostri occhi non abbiano mai palpebre, in modo da tenerli costantemente spalancati sulla vita, capace, sempre e comunque, di fiorire anche là dove sembra avanzare il deserto.

Una frase ai meno giovani. 

Continuate a vivere con occhi senza palpebre!

Una frase a sé stesso. 

Non farti mai convincere ad affermare: “Questa è la verità”!

Un suggerimento al Ministro dell’istruzione. 

Sono refrattario ai consigli, ci sono fin troppi manuali di suggerimenti, istruzioni sulla vita pronte all’uso. In questo senso, varrebbe la pena di leggere Laurent de Sutter, Per farla finita con se stessi. Antimanuale di crescita personale.

Un consiglio ai potenti del mondo. 

Idem

Un consiglio ad un insegnante. 

Idem

Un filosofo da incontrare. 

Catherine Malabou.

Un filosofo da evitare. 

I filosofi, se sono davvero tali, non andrebbero mai evitatati.

Un contemporaneo da conoscere (anche non filosofo!).

La scrittrice e poetessa polacca Olga Tokarczuk.

Un contemporaneo da evitare. 

Tutti gli idolatri del potere.

Dio esiste? 

Se sapessi rispondere in poche righe a questa domanda, vorrebbe dire che sarei candidato unico a ogni nuova edizione del premio Nobel.

Senza la filosofia sarebbe lo stesso mondo? 

Direi proprio di no. E’ come se dicessi, senza matematica, letteratura, arte… saremmo gli stessi?

Intelligenza artificiale o intelletto? 

Parlerei di incarnazione, di un unicum complesso, espressivo di mente, corpo, ambiente, dispositivi di varia forma e natura in relazione reciproca.

Il titolo di un suo libro da tenere nelle nostre librerie e da tramandare. 

Troppa grazia! Si corre già il rischio di tenere fuori alcuni capolavori, vista la straordinaria fecondità del genere umano.

La parola che non ha mai detto. 

Ho ragione!”.

La parola che non si è mai detto. 

Vedi sopra.

In questo mondo dove tutti andiamo di fretta c’è ancora spazio per ripensare al tempo? 

Ogni epoca ha fatto i conti con il tempo, le forme e le modalità dipendono sempre dal riconoscimento, e non dalla semplice constatazione, di quello che è forse l’unico principio indiscutibile dell’umano, il principio di fragilità. Scrive Matsuo Bashō, poeta giapponese del XVII secolo: “Nell’insieme di cento ossa e nove buchi abitava un’anima che aveva il nome provvisorio di Fūrabō. Il suo nome significava letteralmente tessuto leggero che si lacera con facilità al soffio del vento”.

Secondo lei, in questa società dove il noi sembra essere stato sostituito dall’io, l’uomo ha speranza? 

Mi sembra che il narcisismo stia iniziando a cedere qualche quota, senso di precarietà, fragilità diffuse, anche qualche pratica ritiratista, stanno lentamente popolando la scena umana. Per quanto riguarda la speranza, essendo l’uomo un essere aperto, ci accompagnerà costitutivamente fino a quando in questo sperduto angolo del cosmo esisterà la nostra specie.

Nel ringraziarla per la sua disponibilità, se le dico Siracusa cosa mi risponde? 

Platone, con tutta la bellezza che ne consegue.

INTERVISTA di Salvatore BISICCHIA

 

Articolo condiviso dal sito web www.siracusanext24.it

Foto reperita dal web

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