Si è tenuto nei giorni scorsi, nell’Auditorium della sede di Formedil Siracusa in Viale Ermocrate, il seminario tecnico di aggiornamento “Lavorare Sicuri: Una Competenza da Costruire Insieme”, organizzato in occasione della Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro. Una sala gremita di studenti universitari, tecnici, coordinatori e operatori del settore edile ha accolto relatori di alto profilo, dando vita a una giornata densa di riflessioni, spunti pratici e visioni innovative sul tema della prevenzione nei cantieri.
Tra gli interventi più intensi e discussi della mattinata, quello di Fabio Tortorici, formatore e figura di riferimento nel mondo della sicurezza cantieristica, che ha scelto di partire proprio dal titolo della sua relazione – “Sicurezza oltre la norma” – per aprire una riflessione linguistica, quasi filosofica.
Il relatore ha poi affrontato il nodo centrale del suo intervento: la differenza tra abilità e competenza. «Competenza significa saper fare le cose con giudizio e consapevolezza», ha spiegato con un esempio efficace e diretto.
«Un ragazzo che guida il trattore in campagna da quando ha dodici anni può essere abilissimo, ma non conosce i rischi. Un giorno si ribalterà, perché ha imparato per pratica e basta.
Da questa premessa, Tortorici ha costruito un percorso logico che ha portato il pubblico a riflettere su come si forma davvero la competenza in sicurezza: attraverso formazione efficace, esperienza, errore consapevole, addestramento continuo.
«Bisogna partire da una formazione cucita addosso alle esigenze reali del lavoratore», ha detto. «I corsi dell’Accordo Stato-Regioni non bastano sempre. Il cosiddetto “ultimo miglio” – quell’ora in cui il datore di lavoro forma il lavoratore sull’attrezzatura specifica che dovrà usare davvero in cantiere – è fondamentale. Non basta l’attestato. Quello è un adempimento, non formazione».
Un passaggio particolarmente apprezzato dalla platea ha riguardato il tema delle procedure di emergenza, spesso sottovalutate proprio perché le emergenze, per definizione, non si verificano frequentemente.
«Quando succede qualcosa, non sappiamo dove mettere le mani e andiamo nel panico. Prima di fare il varo di un ponte ciclabile, ho insistito per fare un addestramento a terra. Abbiamo cambiato qualcosa, perché come diceva il generale Patton, tutti i piani sono perfetti fino al primo assalto. Meglio scoprirlo prima».
Largo spazio è stato dato anche al ruolo della leadership aziendale nella costruzione di una cultura della sicurezza autentica. «La leadership deve prendersi la responsabilità della sicurezza e metterci la faccia», ha dichiarato Tortorici.
«Bisogna parlarne ogni giorno, sin dal momento dell’assunzione. Non solo quando succede un infortunio, che poi ti porta solo a cercare il colpevole». Ha poi proposto un modello di colloquio di assunzione insolito quanto efficace: chiedere al candidato quanto vale per lui la sicurezza, da uno a dieci, e ascoltare la risposta. «Poi affermi: in questa azienda si lavora in sicurezza. Se vedi un pericolo, lo segnali. Glielo dici prima ancora di iniziare».
Il concetto di “leadership diffusa” ha chiuso il ragionamento: non solo i vertici aziendali devono essere responsabili della sicurezza, ma ogni lavoratore, ogni figura dell’organizzazione.
«Lo scopo vero della leadership non è guidare le persone verso gli obiettivi. È creare altri leader. Altrimenti avrete sempre persone dipendenti dalle vostre decisioni, e voi sarete un sistema a potenza limitata».
A concludere l’intervento, una riflessione sui valori come motore più potente di ogni comportamento. Tre sfere guidano le decisioni umane: la competenza (so fare quella cosa), la motivazione (amo fare quella cosa), i valori (ritengo giusto farlo). «La più potente è quella dei valori. Se la sicurezza diventa un valore interiorizzato, non ci sarà bisogno di controllare o sanzionare. Il lavoratore si comporterà conformemente a ciò che ha dentro. E difenderà l’alveare: si prenderà cura di sé e di chi lavora accanto a lui. Lo dice anche l’articolo 20 del Testo Unico: ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e di quella di chi potrebbe essere coinvolto dai propri errori».
Ad aprire i lavori erano state Margherita Finocchiaro e Saveria Corallo, presidente e vice di Formedil Siracusa, che hanno tracciato il quadro entro cui si muove l’ente: una realtà nata dalla collaborazione tra imprese e sindacati, impegnata nella formazione e nella sensibilizzazione su tutto il territorio provinciale.
«Abbiamo bisogno di parlare di sicurezza con i giovani», ha sottolineato Finocchiaro. «Stiamo seminando un’attenzione che servirà loro in qualsiasi contesto lavorativo, non solo nei cantieri edili». Corallo ha poi insistito sul valore sistemico della sicurezza: «La formazione, le procedure, i sistemi di gestione certificati: tutto concorre allo stesso obiettivo. La salute del lavoratore. E la ricetta non l’abbiamo ancora trovata, ma continuiamo a lottare per arrivarci».
Sul fronte dei controlli, Formedil Siracusa ha ricordato il proprio impegno gratuito a supporto dell’Ispettorato del Lavoro: «Formuliamo report sui cantieri che inviamo agli enti ispettivi. Non siamo ispettori, ma sensibilizziamo l’impresa, ci torniamo una seconda, una terza volta. E lo facciamo senza costi, su tutta la provincia».
La partecipazione al seminario ha consentito l’acquisizione di quattro ore di credito formativo per le figure di Coordinatore della Sicurezza e ASPP/RSPP. Un segnale concreto che la formazione, quando è seria, lascia un segno – esattamente come i cantieri che, come ha ricordato Tortorici con orgoglio, sono «uno dei pochi lavori che ci consentono di lasciare una traccia del nostro passaggio. È bello. Non pensatelo come un lavoro polveroso».
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