L’aria a Belvedere oggi è carica di una commozione speciale. La comunità si è stretta attorno a Maria Calì nel giorno del suo centesimo compleanno, celebrando una donna che è diventata, a pieno titolo, la custode della memoria storica del nostro territorio.
Nel corso della nostra intervista, la signora Maria ha aperto lo scrigno dei suoi ricordi. Il suo racconto ci ha riportati indietro nel tempo, agli anni bui della guerra, vissuti con il coraggio e la resilienza di una generazione che ha saputo rialzarsi dalle macerie con dignità.
Ma il cuore del suo racconto batte soprattutto attorno agli affetti. Con una luce speciale negli occhi, Maria ci ha parlato del suo “bel marito”, compagno di una vita e pilastro del loro percorso insieme. È attraverso il racconto del suo matrimonio e della crescita dei suoi figli che abbiamo compreso il vero segreto della sua longevità: un amore profondo e costante per la famiglia e per la propria comunità.
Il momento più intenso del nostro incontro è stato quando Maria ha rivolto lo sguardo al futuro. Con la saggezza che solo cento anni di vita possono conferire, ha voluto lanciare un messaggio accorato ai giovani di oggi.
”Coltivate l’educazione, sempre.”
Queste le sue parole, semplici ma potentissime. In un mondo che corre veloce, la signora Maria ci ricorda che il rispetto, la gentilezza e l’educazione restano i pilastri fondamentali su cui costruire non solo una carriera, ma una vita degna di essere vissuta.
Oggi, 2 luglio 2026, presso Via L. Capuana, 37, Belvedere e Siracusa si sono fatte una cosa sola. La celebrazione non è solo un atto formale, ma un ringraziamento collettivo a una donna straordinaria, un “esempio di vita per tutti noi”.
Il parroco di Belvedere Mons. Salvatore Caramagno ha portato la santa Comunione in questo giorno di festa. Ha suonato il Corpo Bandistico Belvedere.
Auguri dal Direttore e dalla Redazione di Siracusa Next24, signora Maria, per questo traguardo magnifico. Grazie per averci insegnato che un secolo di storia può essere raccontato con il sorriso e per averci ricordato che la gentilezza è, e sarà sempre, il linguaggio più nobile.
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