Per il 61° ciclo delle rappresentazioni classiche in cartellone, sono state portate in scena dall’Associazione Culturale “La Nuova Scena” di Siracusa, l’Alcesti di Euripide, Antigone di Sofocle e I Persiani di Eschilo, celebrando così la stagione delle tragedie greche che hanno preso vita dalla voce degli attori: Gaetano Monterosso, Barbara Sipala, Paolo Sipione, Alessandra Gozzo, Rosa Peluso, Dora Peluso, Salvatore Lutri, Nadia Iemmolo. La serata, che si è svolta nel salone “Giovanni Paolo II” del Santuario Madonna delle Lacrime, è stata introdotta dalla presidente de “La Nuova Scena” prof.ssa Dora Peluso.
Le tre tragedie sono state analizzate dalla prof.ssa Rosa Peluso che ha posto l’accento sull’agire dell’uomo e sulle conseguenze positive e negative: – Dotato di libero arbitrio, l’uomo se opera bene, potrà essere felice, se opera male infelice. La dimensione del pentimento, il compromesso e la saggezza favoriscono una sorte di connessione, le opere classiche in chiave contemporanea per riflettere su sacrificio, potere e politica.
Nell’Alcesti Admeto deve trovare qualcuno disposto a morire al suo posto. Solo la sposa Alcesti si sacrifica per amore, morendo per lui. Rimasto solo si pentirà amaramente. Sarà Eracle, riconoscente per l’ospitalità ricevuta da Admeto nonostante il momento funesto, che scenderà agli inferi e le riporterà in vita la sposa.
Antigone è considerata una delle eroine simbolo di resistenza civile contro le leggi ingiuste e voce della coscienza morale contro l’abuso di potere. Una giovane che sfida il potere dispotico del re Creonte per dare sepoltura al fratello Polinice, morto in battaglia come nemico di Tebe. Per questo atto di pietà filiale viene condannata a morte, coinvolgendo nella tragedia finale l’intera famiglia reale.
Nei Persiani l’eccessiva ambizione di Serse, la sconfinata brama di potere provoca accecamento della ragione e caduta nell’abisso sarà tardi quando se ne renderà conto. Sconfitto e distrutto, il proprio lamento di disperazione si unirà al canto luttuoso che serra la tragedia.
Il folto pubblico ha apprezzato tra gli applausi la relatrice per aver tratteggiato nel profondo il senso dell’umano, gli attori che hanno reso più chiaro il messaggio e il pensiero di Dora Peluso che in chiusura ha sottolineato: <<Il teatro non lo si può documentare né raccontare. Il compito di noi attori è quello di parlare al pubblico con parole degli altri per non farle morire>>.
Laura FAZZINA
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