di Claudia GIBILISCO
Si è conclusa domenica la 91ª Festa dell’Addolorata di Grottasanta, una settimana intensa che ha visto la comunità parrocchiale vivere momenti di preghiera, celebrazione, incontro e condivisione. Una festa che, ancora una volta, ha saputo mettere insieme la dimensione spirituale e quella più propriamente comunitaria, coinvolgendo non soltanto i fedeli della parrocchia, ma anche tanti abitanti del quartiere.
Il cuore dei festeggiamenti è stato certamente il triduo in onore dell’Addolorata, culminato domenica con la Messa solenne e la processione della statua della Vergine per le vie di Grottasanta. A presiedere le celebrazioni del triduo è stato don Enzo Romano, parroco della chiesa di San Rocco a Gela, che ha accompagnato la comunità con le sue omelie e, soprattutto, con la testimonianza della propria esperienza vocazionale.
Proprio la sua testimonianza personale ha rappresentato uno dei momenti più significativi della settimana. Attraverso il racconto della propria vocazione sacerdotale, don Enzo ha saputo parlare al cuore dei presenti, suscitando emozione e offrendo una riflessione concreta su una chiamata che nasce, cresce e si alimenta nel rapporto con Dio e con le persone.
Ma la festa non è stata soltanto preghiera e liturgia. Nel programma hanno trovato spazio anche momenti di convivialità e di aggregazione. È tornata, per la terza edizione, la Sagra del dolce e del salato, occasione per ritrovarsi insieme in un clima di semplicità e fraternità. Non è mancata la musica, con l’esibizione di una band che ha accompagnato la serata con brani conosciuti e appartenenti al repertorio di diversi artisti.
Spazio anche al buonumore con l’esibizione di una piccola compagnia teatrale, che ha regalato ai presenti qualche momento di leggerezza e tante risate. Una scelta che ha contribuito a rendere la festa ancora più partecipata, mostrando come una comunità possa ritrovarsi non soltanto attorno all’altare, ma anche attraverso occasioni capaci di favorire l’incontro e la socialità.

Ora, spenti i riflettori e terminati gli appuntamenti, è tempo di fare un bilancio. E il bilancio non può che essere positivo. Ogni iniziativa può naturalmente essere migliorata e ogni esperienza può diventare occasione per crescere, ma ciò che resta è soprattutto la consapevolezza di aver vissuto una settimana intensa, costruita attraverso l’impegno di tante persone.
Un ringraziamento particolare va ai Frati Servi di Maria, che si sono prodigati nell’organizzazione e nell’accompagnamento spirituale dei festeggiamenti, e ai tanti volontari del comitato organizzativo che, con disponibilità e senza risparmiarsi, hanno lavorato per la buona riuscita dell’intera manifestazione.
Dietro una festa che si vede ci sono infatti tante persone che spesso rimangono nell’ombra: chi prepara, chi organizza, chi sistema, chi accoglie, chi si occupa dei tanti piccoli dettagli che permettono a tutto di funzionare. A loro va il grazie di una comunità che ha potuto vivere questi giorni con maggiore serenità e partecipazione.
La Festa dell’Addolorata si chiude dunque, ma lascia qualcosa che va oltre il calendario degli appuntamenti. Lascia la memoria di una comunità che si è ritrovata, di una fede vissuta insieme e di una tradizione che continua a rinnovarsi.
E forse è proprio questo il significato più bello di una festa: non soltanto ciò che accade nei giorni in cui si celebra, ma ciò che rimane nel cuore delle persone quando tutto è finito.
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