di Marilena MANGIAFICO
Manca un mese al 13 settembre, una data che per Siracusa non è solo un anniversario, ma un appuntamento del cuore: il Dies Natalis di Suor Chiara Di Mauro. A novantaquattro anni dalla sua nascita al cielo, la figura di Adelaide – questo il nome secolare di Suor Chiara – continua a parlare con una forza sorprendente, invitandoci a riscoprire una santità che non teme la polvere delle strade o il peso della fatica quotidiana.

Il richiamo del silenzio: l’eremitaggio nella Grotta
Suor Chiara è stata ricordata per anni come la “monaca santa” di Siracusa. Oggi potremmo definirla la “mistica della quotidianità” o la “mistica di casa”. La sua vita è stata un intreccio unico di vocazioni: è stata figlia, sposa, madre, vedova e, infine, consacrata. Non è una figura “distante”, ma una donna della nostra terra che ha conosciuto la prova di un matrimonio imposto, il dolore per la perdita di due dei tre figli nati da quell’unione non voluta, la solitudine della vedovanza a soli 29 anni.
Rimasta vedova nel 1919, sentì il bisogno assoluto di una “solitudine abitata”. Invece di tornare alle comodità della casa paterna, scelse come dimora un’orrida spelonca in contrada Grottasanta, ribattezzata la «Grotta delle Rivelazioni». In quel luogo, tra scorpioni e privazioni estreme, Adelaide visse momenti di altissima contemplazione. Fu proprio lì che ricevette la chiamata definitiva: Santa Chiara le apparve consegnandole simbolicamente un mazzo di chiavi, ordinandole di andare in clausura a Messina per poi tornare a fondare un monastero a Siracusa.
Il “martirio” dell’incomprensione e l’espulsione
Sostenuta da questa visione, nel 1924 Adelaide entrò nel Monastero di Santa Chiara alla Giostra (un sobborgo di Messina), assumendo il nome di Suor Chiara Francesca di Gesù Agonizzante. Tuttavia, il chiostro non fu un rifugio sereno. Iniziarono a manifestarsi fenomeni mistici straordinari: estasi improvvise che la immobilizzavano per ore e la comparsa delle prime stimmate.
Questi doni, anziché essere compresi, furono etichettati dalla badessa come «ripetute stranezze» o segni di instabilità mentale. L’ostilità crebbe a tal punto che nel 1929, con il pretesto di una salute cagionevole, Suor Chiara fu espulsa dal monastero. Tornò a Siracusa non come una sconfitta, ma come “anima vittima”, pronta a trasformare quel rifiuto nell’ultimo tratto del suo cammino di santità.
Una missione che continua: l’alchimia del dolore
La sua spiritualità si fonda su quella che amiamo definire “l’alchimia del dolore”: la capacità eroica di trasformare ogni sofferenza -dall’espulsione dal monastero di Messina alle calunnie subite – in una feritoia di luce e in un’offerta d’amore per la Chiesa e per i sacerdoti. Per lei, la vera santità non risiedeva nei fenomeni straordinari, pur presenti, come le stimmate e le estasi, ma nell’«accettare le umiliazioni e nel portare con gioia e in silenzio la croce che Gesù ci manda».
Il cuore d’oro verso i poveri e i “piccoli”
Suor Chiara non viveva solo di cielo. La sua era una carità di strada instancabile: portava in casa propria i mendicanti, i suoi “angioletti”, per nutrirli e ripulirli. Aveva un legame viscerale con Siracusa, che benedisse in agonia definendola “fortunata”, prefigurando quasi spiritualmente quel pianto di Maria che anni dopo avrebbe segnato la città.
Ecco il testo integrale della sua ultima invocazione alla Madonna:
«Madonnina mia. Mammina Celeste. O dolce Regina. Aiutami a soffrire ancora di più. Che tutti si salvino. Che nessuno perisca. Che le mie sofferenze non vadano perdute. Benedico tutta Siracusa. Benedico il Seminario, Benedico tutti fino ai confini: o fortunata Siracusa!»
Verso i festeggiamenti: Un anno nel segno dei bambini
Il percorso di preparazione al prossimo 13 settembre sarà quest’anno particolarmente vivace. Come ogni anno, i festeggiamenti riserveranno sorprese speciali, ma il vero cuore pulsante sarà il coinvolgimento dei più piccoli.
L’Associazione “Amici di Suor Chiara Di Mauro” ha lavorato intensamente negli ultimi mesi su progetti dedicati proprio ai bambini, per far conoscere loro la “storia vera” di Adelaide attraverso linguaggi semplici e coinvolgenti. Suor Chiara, che intercedette per innumerevoli guarigioni di piccoli ammalati, vedrà quest’anno i bambini protagonisti attivi delle celebrazioni.
Sarà un modo per dire che la sua “Luce” non appartiene solo al passato, ma è un seme che continua a germogliare nel futuro della nostra comunità. Invitiamo tutti, devoti e curiosi, a prepararsi a questo momento di grazia, per riscoprire insieme che, sull’esempio di Suor Chiara, il dolore non è mai inutile se diventa amore.
Foto reperita dal web








